Operation smile. E tre bimbi libici tornano a sorridere – And three Libyan children return to smile – العملية، إبتسامة. ويعود ثلاثة أطفال ليبيين إلى الابتسامة

«Una madre giovane che dà al marito un figlio con una deformità è a rischio abbandono. Perciò, almeno in uno dei tre casi, oltre a ridare il sorriso al bambino, abbiamo salvato una famiglia». Racconta così il tenente Stefano Ciancia, del reparto maxillo-facciale del policlinico militare Celio di Roma, il successo delle tre operazioni con le quali sono state corrette malformazioni al volto a tre bambini libici. Così, grazie alla collaborazione tra la Fondazione Operation Smile Italia e il ministero della Difesa, Abdulmuez, Tasneem e Barah, sono tornati a sorridere. I piccoli, giunti in Italia qualche settimana fa, con un volo militare messo a disposizione dall’Aeronautica militare, erano stati segnalati dalla task force medica italiana presente a Misurata, la capitale libica, dove dal 2011 funziona un ospedale militare italiano a supporto di quello civile locale, nell’ambito della missione prima denominata “Ippocrate” e oggi “Missione bilaterale di assistenza e supporto in Libia”. I bambini erano nati con labiopalatoschisi bilaterale completa, ovvero un’anomalia del palato che si manifesta con la mancata saldatura delle tre parti che nell’embrione formano il labbro superiore. Può verificarsi in forme differenti, da una piccola fessura del labbro fino alla separazione completa, raggiungendo la base della narice. «I tre bimbi erano stati operati al labbro, da noi. All’epoca avevano sei, sette mesi», spiega il dottor Domenico Scopelliti, vicepresidente scientifico della Fondazione Operation Smile onlus, nonché direttore della Chirurgia maxillo-facciale del San Filippo Neri di Roma, che ha operato in équipe con la componente sanitaria militare dell’Esercito e della Marina. «Sono tornati in questi giorni per la seconda volta per completare il trattamento chirurgico. A loro si è aggiunta una bambina, anch’essa nata con la stessa malformazione, che è stata invece sottoposta ad un intervento correttivo. Bisogna agire nel primo anno di vita, in modo che il palato sia perfetto per quando il bambino comincerà ad articolare le parole». Costituita in Italia nel 2000, Operation Smile è un’organizzazione umanitaria internazionale, formata da medici volontari e operatori sanitari, che opera gratuitamente in 70 Paesi del mondo. «La labiopalatoschisi è una malattia genetica – continua Scopelliti -, pertanto ci sono etnie piùpredisposte. In Asia l’incidenza è 1 ogni 400 nuovi nati; in Africa 1 ogni 600; in Europa 1 ogni 1.200; in America, che è una società multirazziale, si sale a 1 ogni 900». I tre minori erano a Roma con i genitori e con il medico libico Essam Ben-Hemieda, ospiti dell’Associazione Kim onlus. Ma, poiché è terminato il periodo di osservazione, sono rientrati in Libia, sempre con volo dell’Aeronautica. Il colonnello Ciancia era a Misurata. È lui che, capendo che questi interventi non sarebbero stati possibili in Libia, ha fatto partire la “macchina” che ha portato i bambini in Italia.

© 2018  – Romina Gobbo

pubblicato su Famiglia Cristiana – domenica 4 febbraio 2018

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