“A casa nostra”, il teatro ci racconta

Il palcoscenico abbassato, le poltroncine coperte, la polvere depositata sulle suppellettili di scena, le luci spente. «Se non vengono “abitati”, i teatri muoiono. Come avviene per una casa disabitata, così avviene per il teatro, che è anche edificio, struttura. In questi giorni nei quali il fiume Bacchiglione a Vicenza si è alzato per le piogge abbondanti, e i sotterranei del Teatro Olimpico hanno cominciato ad infiltrare acqua, io sono stato “in apnea”. Abitare i teatri significa anche custodirli». Giancarlo Marinelli, direttore dei Classici all’Olimpico di Vicenza, è il coordinatore artistico del progetto “A casa nostra”, finanziato dalla Regione Veneto con 200mila euro, e realizzato in partnership con Arteven, Circuito Multidisciplinare Regionale e Teatro Stabile del Veneto. Otto compagnie – la veronese Fondazione Aida, le vicentine La Piccionaia e Theama Teatro, le veneziane Malmadur e Zebra, la trevigiana Nusica.org, la bellunese Slowmachine e Zelda Teatro di Preganziol, Treviso – sono al lavoro in altrettanti teatri comunali per realizzare degli spettacoli nuovi. «Abbiamo chiesto loro di dar voce ai “diari segreti” del periodo di lockdown primaverile, per raccontare storie, paura, incertezze; di confrontarsi con gli “archivi umani” per poter poi portare in scena ciò che abbiamo vissuto e stiamo ancora vivendo». Ecco allora che alcune compagnie stanno lavorando sul corpo, per capire come il fisico ha reagito alla chiusura; ma c’è anche chi ha accostato il Covid all’Inferno di Dante (nel 700° anniversario della morte del Sommo Poeta), perché il virus ha costretto le persone a fare i conti con i propri demoni. Così i teatri restano vivi, animati dal fervore delle prove che è foriero di rinascita, nell’attesa dell’incontro con il pubblico, previsto per la primavera 2021, con 24 spettacoli dal vivo. Ogni compagnia, infatti, oltre al lavoro frutto della residenza artistica, presenterà una produzione del proprio repertorio e un titolo di una compagnia ospite.

Nel frattempo “A casa nostra” offre “teatro virtuale” sulle piattaforme web. «Utilizzo la tecnologia per renderti partecipe di percorsi, spezzoni di prove, letture di testi, riflessioni proprio sull’assenza di relazioni fra l’artista e il pubblico, sulla capacità di resistere – riprende Marinelli -. Ti mostro la preparazione dello spettacolo nei luoghi preposti allo spettacolo, poi però lo spettacolo richiede il pubblico». Inoltre, questo progetto intende aiutare concretamente un settore in grande sofferenza. «È l’aspetto che mi angoscia di più. Questi due ultimi anni sono stati per me fonte di grande soddisfazione: la direzione dell’Olimpico, poi di Arteven. Mi sentivo sereno. Invece, con questa pandemia, mi sono ritrovato a perdere il sonno. Non mi era mai capitato prima di dover pensare allo stipendio dei collaboratori. Cerco di essere all’altezza delle responsabilità, tra cui oggi c’è anche quella di cercare di “iniettare soldi” nel sistema. Ma credo che con tutti quanti lavorano nel settore, stiamo dimostrando di avere le spalle larghe, di non chinare la testa, affinché il teatro continui a rendere grande questo territorio».

Oltre al Teatro Comunale di Vicenza, che è capofila del progetto, gli altri teatri interessati sono: il Teatro Comunale di Belluno, il Teatro Ballarin di Lendinara (Ro), il Teatro Civico di Schio (Vi), il Teatro Salieri di Legnago (Vr), il Teatro Comisso di Zero Branco (Tv), il Teatro Metropolitano Astra di San Donà di Piave (Ve) e il Teatro Filarmonico di Piove di Sacco (Pd).

© 2020 Romina Gobbo
pubblicato su Avvenire – giovedì 10 dicembre 2020 – Agorà – pag. A29

Un Commento

  1. È sempre un gran piacere e un nutrimento profondo leggere articoli di questa qualità ed eleganza.

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