Chi l’ha detto che il presepe si fa solo a Natale? E chi l’ha detto che è significativo solo quello classico, “inventato” a Greccio (Rieti ) da san Francesco? Anche la Pasqua vuole le sue raffigurazioni. Senso religioso, fantasia e gusto artistico si coniugano nella mostra di presepi pasquali, allestita a Vicenza, alle Missioni Estere (viale Trento 119), da sabato 17 marzo a domenica 8 aprile, visitabile dalle 9 alle 12 e dalle 15 alle 18.
«Dio parla all’uomo attraverso una suggestiva scenografia: è un altro modo di fare catechesi. Il periodo pasquale per noi cristiani è tempo di ascolto della Parola. Ma Gesù ci insegna che all’ascolto deve seguire la misericordia, bisogna andare incontro a chi soffre per poter comprendere il significato della Resurrezione»: spiega il saveriano padre Luciano Bicego, ideatore di un suggestivo percorso di 13 presepi, vere e proprie opere d’arte, che fanno rivivere momenti salienti della vita di Cristo, comprese Passione, Morte e Resurrezione.
«Certo, vedere al posto del Bambinello, Gesù crocifisso, è un impatto notevole – continua p. Bicego -. Quando abbiamo mandato l’invito alle parrocchie, qualche prete ce l’ha fatto notare. Bisogna spiegare bene il senso dell’iniziativa, e così faremo con i visitatori. Uno degli artisti che ci hanno prestato le loro opere, il carmelitano padre Gino Busnardo, suole porre tra un presepe e l’altro un’immagine sacra, piuttosto che un crocifisso o un quadro del beato Angelico, in modo da esaltare il sentimento religioso, che è ben presente, solo che bisogna aiutare le persone a coglierlo. Questo per noi è un esordio, perciò vogliamo sondare l’apprezzamento. Ci piacerebbe che l’iniziativa attecchisse, perché è una bella tradizione cattolica».
La tecnica è il diorama, cioè ambienti e personaggi sono all’interno di contenitori in legno. «L’elemento caratterizzante – conclude il saveriano – è la prospettiva: le statue più grandi davanti, quelle più piccole, dietro. Questo obbliga l’artista a realizzarsele, perché in commercio non si trovano. Significa che, per un’opera di questo tipo – parliamo di un’altezza che varia dagli 80 centimetri al metro, e una profondità di un metro e 20 – servono dai 4 ai 6 mesi di lavoro. I materiali usati sono, per lo più, legno e gesso; il risultato è un’ambientazione in scala ridotta di una scena reale. Lo sfondo è fondamentale, perché contribuisce a dare ampiezza. La sala è buia e ciascun presepe ha un proprio punto di illuminazione che ne esalta la bellezza e favorisce il raccoglimento». Gli artisti – oltre a padre Busnardo, Carlo Battista Castellini, Franco Silva e Mario Nascimbeni – provengono da Lombardia e Trentino, dove la tradizione dei presepi pasquali è più diffusa. «Ho dovuto fare tre viaggi con un grosso pulmino per andare a prenderli. E si figuri che Castellini – sono suoi i due più belli: il discorso della montagna e Gesù con la samaritana – me li ha prestati, dicendomi che se dovessero essere rovinati, mi chiederà 30mila euro. Poi ci sono l’Ascensione, la Pentecoste, la discesa dello Spirito Santo. Ma sicuramente la più originale è la raffigurazione di Gesù che manda i suoi apostoli a diffondere il vangelo in Perù, nel Machu Picchu».


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