«Il lavoro qui sta dando buoni frutti tanto che siamo riusciti a reintegrare un numero storico di miliziani – oltre 400 – che hanno sottoscritto l’abbandono della lotta armata»: a dirlo è il colonnello Vincenzo Lauro responsabile della pubblica informazione del Regional Command West (RC-West) a guida Brigata Sassari, di stanza a Campa Arena, a Herat. La polizia locale, l’Afghan National Police, sta facendo grandi passi avanti in termini di addestramento. E, dove manca, la presenza Isaf (International Security Assistance Force) sotto comando Nato, garantisce la sicurezza del territorio. Tuttavia, permangono alcune critiche perché troppe aspre e quindi dal controllo difficoltoso. Proprio in una di queste, sulla strada da Bala Murghab ad Herat, ieri mattina, alle 9.30 locali (Le 6 in Italia) l’attacco, condotto con fuoco di mortai e con armi portatili, a un convoglio logistico, composto da mezzi militari e civili della Coalizione, ha provocato la morte di un autista civile afghano, il ferimento di un altro autista locale e la contusione toracica, provocata da una scheggia, di un militare italiano, che deve la vita al giubbetto antiproiettile. Il convoglio era scortato da personale e mezzi della Task Force Center (Tcf) su base 66° Reggimento aeromobile Trieste, rinforzata da un uomini del 5° Reggimento genio, dell’esercito statunitense e delle forze di sicurezza afghane (Ansf). Il militare italiano e l’autista afghano sono stati prontamente soccorsi ed evacuati in elicotteri nell’avamposto del 151° Reggimento Sassari di Bala Murghab dove a riceverli c’era il comandante di RC-West il generale di Brigata Luciano Portolano, presente in loco nell’ambito di una ricognizione avanzata nel settore Nord. Drammatico invece l’esito di un altro attacco avvenuto sempre ieri ma nella valle del Tagab a nord-est di Kabul, da pare di un uomo con la divisa dell’esercito afghano. “Sotto i colpi di arma da fuoco – ha reso noto con un comunicato la presidenza francese – sono rimasti uccisi due legionari francesi militari della forza Nato, appartenenti al secondo reggimento di Saint-Christol, in missione d’appoggio all’esercito afghano”. Resta l’incertezza per il futuro, visto che il 2012 vedrà il ritiro di 40mila soldati dall’Afghanistan (di cui 33mila unità appartenenti all’Isaf) e le forze di sicurezza locali (190 mila soldati e 140 mila agenti di polizia) si troveranno a contrastare da sole, e sulla metà del territorio nazionale, i taliban e gli altri movimenti di opposizione armata.
© 2011 Romina Gobbo
pubblicato su Avvenire, 30 dicembre 2011

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