L’ira del mondo arabo

Il film Usa The innocence of muslims, diffuso su Youtube, e le vignette blasfeme pubblicate su un giornale satirico francese, hanno innescato una spirale di violenza che fatica a placarsi.Tuttavia, insieme all’ira degli estremisti, si moltiplicano le dichiarazioni di condanna delle azioni violente, da parte dei gruppi islamici moderati. E non solo in Libia, dopo l’assassinio dell’ambasciatore americano Christopher Stevens, o in Tunisia ed Egitto, dove gli investigatori sono all’opera per indagare sui gruppi armati.Il Nahdlatul Ulama (Nu), la più grande organizzazione islamica moderata indonesiana, ha invitato i fedeli a esprimere in modo diverso il proprio dissenso. “Non c’è bisogno – ha detto – di scagliarsi contro le sedi diplomatiche degli altri Paesi e commettere atti di vandalismo. La protesta può essere fatta in modo pacifico”. Stesso messaggio è arrivato anche da Bamako; i leader religiosi del Mali hanno chiesto ai fedeli di “evitare le manifestazioni, visto che si concludono con violenze e distruzioni”, sottolineando, però, che film e vignette anti-islamiche “aumentano i rischi di tensioni”. Nelle Filippine, è stato il Moro Islamic Liberation Front (Milf) a scendere in campo per sedare gli animi. Per la prima volta anche Teheran – attraverso le parole del generale Mohammad Ali Jafari, comandante delle Guardie Rivoluzionarie – si è detta contraria agli atti violenti contro le sedi diplomatiche Usa. Mentre il portavoce dell’Organizzazione delle Conferenze Islamiche (Oci), Rizwan Sheikh, ha affermato che “la tragica uccisione in Libia dell’ambasciatore Stevens, è una perdita, non solo per l’America, ma per tutto il mondo diplomatico”. Per Ejaz Ahmad, da vent’anni in Italia, direttore della rivista dei pakistani in Italia, Azad, e mediatore culturale con il Forum interculturale Caritas, c’è una strategia ben precisa dietro alla diffusione del video. “Ho la sensazione – ha detto all’agenzia Sir -, che qualcuno, sapendo che i musulmani hanno una reazione molto forte su questi temi, stia cercando di creare una spaccatura profonda tra mondo occidentale e orientale. Forse ci sono poteri forti, multinazionali o governi, che pensano sia arrivato il momento giusto per creare un nuovo scontro di civiltà. E forse ci sono anche interessi economici”. Di sicuro, questi fatti e la loro deriva violenta fanno più male a quei musulmani – e sono la maggior parte – che vogliono solo vivere in pace e praticare liberamente la propria religione, in qualsiasi Paese risiedano.

© 2012 Romina Gobbo

pubblicato su La Voce dei Berici – domenica 30 settembre 2012

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