
È una forza della natura. E non potrebbe essere altrimenti, visto il compito di alto “Profilo”, che la Caritas diocesana vicentina le ha affidato. Giovanna Binotto, sette anni in Brasile a insegnare a cucire alle ragazze madri, è l’anima del laboratorio di sartoria, inaugurato circa un anno fa in Contrà Torretti, con l’obiettivo dell’inclusione lavorativa di donne rom e sinti. La sartoria si chiama proprio “Profilo”, perché non si tratta solo di dare un lavoro, ma soprattutto di dare un’identità alla persona. Assieme a Giovanna, c’è Katharina Hoch, una modellista tedesca. Così il gruppo “rosa” al completo è composto di 8 lavoratrici (non solo rom e sinti, ma anche un’ita- liana, una croata e una nigeriana), le due maestre d’arte e 5 volontarie. Ago, filo, cartamodelli e macchine da cucire, tra cui la mitica “taglia e cuci”: dal punto di vista professionale, le donne sono cresciute, tanto da avere già realizzato un abito da sposa e da averne un altro in cantiere. La sartoria è anche negozio ed è aperta tutte le mattine e due pomeriggi a settimana; le recenti feste natalizie hanno dato grande soddisfazione in fatto di vendite. Anche perché, non ci sono solo abiti, ma anche accessori, cinture, articoli da regalo, astucci, bomboniere, borse, collane e tutto quanto la creatività suggerisce. «Le sfide vanno affrontate, perché aiutano ad accrescere l’autostima», dice Giovanna. Ecco allora che la macchina da cucire diventa mezzo di comunicazione, soprattutto all’inizio, quando la barriera della diffidenza si fa sentire. «Da parte loro è una caratteristica connaturata alla loro storia (vedi articolo a fianco, ndr), da parte nostra, ha influito la loro iniziale scarsa igiene. Come fare per spiegarlo? Ho capito che si deve sì educare, ma confrontandosi, senza imporre nulla. Oggi è bello vedere come queste donne sono cambiate, rifiorite, anche nella cura di sé stesse. C’è stato un passaggio anche nel vestire, hanno smesso le gonnellone e indossato i jeans. Vestono come noi gagè (come i rom chiamano noi, ndr)». Il sogno? Raggiungere le passerelle milanesi, che da qualche anno riservano uno spazio anche alla solidarietà.

© 2013 – Romina Gobbo
Pubblicato La Voce dei Berici – 13 gennaio 2013

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