«Suor Rima Nasri va considerata tra i dispersi di guerra». A dirlo da Vicenza è suor Emma Dal Maso, superiora generale delle Suore Maestre di Santa Dorotea – Figlie dei SS. Cuori. La speranza non si è arresa, ma le possibilità di ritrovare in vita la consorella, siriana di nascita e di impegno apostolico, sono ridotte al lumicino. Papà Elias e la sorella Hala hanno visitato tutti gli ospedali, alla ricerca di un corpo a cui dare sepoltura. Suor Rima, 42 anni, è scomparsa ad Aleppo, nell’attentato del 15 gennaio scorso, rivendicato dagli estremisti islamici, che ha coinvolto la zona universitaria; 20 persone colpite, 82 sono morte, 16 sono ancora disperse. Raggiunto al telefono, mons. Mario Zenari, nunzio vaticano a Damasco, racconta lo strazio dei familiari delle vittime, perché non seppelliscono corpi, ma solo brandelli di carne. Di suor Rima ricorda che, la mattina prima del tragico evento, «aveva confessato a Dio di essere disposta a offrire la sua vita se il suo sacrificio avesse potuto alleviare le sofferenze del popolo siriano». Suor Paola Trinchitella, con cui suor Rima viveva, e che è tuttora ad Aleppo (l’aeroporto è chiuso e uscire dal Paese non è possibile) in questi giorni – grazie a un momento di ripresa dell’energia elettrica – è riuscita a far recapitare a Vicenza una lettera dove racconta l’angoscia quando a pranzo non ha visto la consorella rientrare. L’ultimo a vederla in vita è stato Sarkis, un vicino di casa. Erano le 13, stavano parlando, quando il mondo è esploso. Un boato lo ha fatto volare e di suor Rima non sa dire nulla. Alla domanda se i cristiani in Siria sono un bersaglio, mons. Zenari sottolinea che «tutta la popolazione siriana sta soffrendo». Padre Pierbattista Pizzaballa, Custode di Terra Santa, non nega che ci siano persone che prendono di mira i cristiani, ma «non ritengo che sia qualcosa di sistematico».

Intanto il pensiero va ai due sacerdoti Michel Kayyal (armeno cattolico) e Maher Mahfouz (greco ortodosso) rapiti il 9 febbraio da un gruppo armato, sulla strada che da Aleppo porta a Damasco; finora non hanno avuto esito i tentativi di aprire una trattativa per la liberazione.
© 2013 – Romina Gobbo
Pubblicato su Avvenire – 28 febbraio 2013

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