«Papa Francesco ha parlato di periferie, ma non ne parla soltanto, ci va. E credo che nell’Italia e nell’Europa di oggi non ci sia periferia “più periferia” di Lampedusa, non solo geograficamente ma umanamente, socialmente e storicamente». Così monsignor Mariano Crociata, segretario generale della Conferenza episcopale italiana, commenta la visita di lunedì 8 luglio a Lampedusa, da parte di papa Francesco. Le parole del Pontefice: «Mai più morti in mare, no alla globalizzazione dell’indifferenza», attraverso i media, hanno fatto il giro del mondo. Un grido forte, ma anche un monito, perché tutti devono sentirsi responsabili del dramma ignorato delle vitti- me del mare: 19mila persone, forse più, difficile la stima, giacciono sul fondo del canale di Sicilia. Su quelle acque Bergoglio ha lanciato una corona di fiori. E proprio l’ennesimo naufragio è stato la spinta finale alla decisione del viaggio a Lampedusa. «Ho sentito – ha detto – che dovevo venire qui a pregare e ad aprire le coscienze perché quello che è accaduto non si ripeta». Questa visita ha anche un alto valore simbolico, così come la scelta di usare una croce fatta col legno dei barconi. Erano in 10mila al campo sportivo a seguire la messa: lampedusani, turisti, gente arrivata per l’occasione e, loro, i migranti, che ieri si sentivano ospiti e che da oggi si sentono a casa loro. «O’scia’ (espressione dialettale locale, che significa “mio respiro”, come dice una madre al proprio figlio, ndr) – ha detto loro -, la Chiesa vi è vicina nella ricerca di una vita più dignitosa per voi e le vostre famiglie». E poi ha voluto incontrarli gli immigrati, al Molo Favarolo, dove abitualmente vengono dati i primi soccorsi. Ha abbracciato bambini, ascoltato con commozione i racconti tragici delle violenze subite in Libia e durante i “viaggi della speranza”. «Prima di arrivare qui sono passati tra le mani dei trafficanti che sfruttano la povertà degli altri per farne fonte di guadagno. Quanto hanno sofferto, e alcuni non sono riusciti ad arrivare!», ha aggiunto papa Bergoglio. Sono, invece, riusciti ad arrivare i 166 immigrati subsahariani, soccorsi la notte prima dell’arrivo del Papa. In questi anni la Capitaneria di porto ne ha salvati circa trentamila.
© 2013 – Romina Gobbo
Pubblicato su La Voce dei Berici – 14 luglio 2013

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