Amato per la sua intelligenza al servizio del Vangelo

Una persona semplice, che sa ascoltare. Rispondono così tutti i vicentini quando si chiede loro chi sia monsignor Pietro Parolin. La sua carriera nel mondo della diplomazia vaticana non ha per nulla alterato il suo fare discreto. “Pietro è prima di tutto un prete – dice il compagno di studi, monsignor Francesco Gasparini, direttore del Museo diocesano. Sei anni di teologia insieme nel  Seminario di Vicenza e, insieme, nel 1980, il taglio del primo traguardo: unici due quell’anno a ricevere l’ordinazione sacerdotale. Poi per entrambi un incarico biennale da vicari parrocchiali e poi di nuovo insieme a Roma; dove monsignor Parolin ha studiato Diritto canonico alla Pontificia Università Gregoriana e, successivamente, gli si sono aperte le porte della Pontificia Accademia Ecclesiastica, l’istituzione che prepara i futuri diplomatici vaticani. “Non è stata una sua volontà – continua monsignor Gasparini -. È arrivata una precisa richiesta dall’allora vescovo vicentino, Arnoldo Onisto, che a sua volta aveva ricevuto una richiesta dalla Segreteria di Stato. Volevano proprio Parolin. Io ho sempre pensato che fosse per la bravura dimostrata durante gli anni alla facoltà di Diritto canonico”. Un’amicizia che dura da quasi quarant’anni, così preziosa che don Francesco all’inizio è un po’ restio a parlare dell’amico. Poi però si illumina. “Pietruomo uomo della solidità della dottrina cattolica ma, allo stesso tempo, del dialogo, dell’apertura. È un uomo di fede che rafforza quotidianamente con la preghiera, e di una dirittura morale straordinaria. È stimato da tutti ed è un gran lavoratore, preciso, accurato, e ha un’intelligenza notevole. Tutte doti che gli serviranno per esplicare al meglio questo nuovo impegno. Già da molti anni assolve a incarichi prestigiosi, eppure la sua attenzione verso le persone comuni non è mai venuta meno; uomo di grande umanità e bontà, caratteristiche tipiche di tutta la sua famiglia. Non è mai stato un carrierista; ha accettato quello che gli veniva proposto, perché fin da studente ha sempre detto che la sua metà era servire la Chiesa”. Anche don Luigi Chemello, parroco di Schiavon (oggi in unità pastorale con Longa), racconta il legame di Parolin con la sua terra. “Ho avuto il piacere di conoscerli nel 2008, quando sono diventato parroco di Schiavon, dove una volta all’anno torna per far visita ai familiari. L’anno successivo dovetti sottopormi a un’operazione al cuore. Lui, che nel frattempo era stato nominato nunzio in Venezuela, mi chiamava tutti i giorni per sapere come stavo. Mi ha accompagnato nella guarigione. Come unità pastorale abbiamo attivato un ponte di solidarietà con il Venezuela. Mandiamo le offerte raccolte con l’iniziativa quaresimale “Un pane per amor di Dio”. Servono a sostenere a Barquisimeto il piccolo Cottolengo dei padri di don Orione, che accoglie circa 200 ragazzi con handicap”. Una buona scelta quella di Papa Francesco? “Io faccio il tifo per monsignor Parolin”, dice con un gergo quasi sportivo monsignor Bernardo Pornaro, parroco di Chiampo, la parrocchia più grande della diocesi vicentina.

© 2013 – Romina Gobbo

pubblicato su Avvenire – 1 settembre 2013

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