Segretario di Stato? Che emozione!

«Sarebbe disponibile ad aiutarmi?» Come dire di no, se la richiesta viene direttamente da… papa Francesco. E così, mons. Pietro Parolin, ha detto un altro “sì” a quella Chiesa che fin da quando era ragazzo aveva sempre detto di voler servire. «Segretario di Stato, che emozione!», mi dice al telefono dalla Nunziatura di Caracas, dove rimarrà ancora qualche settimana prima di trasferirsi a Roma. Non mi dica che non se l’aspettava. «Ero lontano un mondo dal pensare che un giorno sarei arrivato a ricoprire questo incarico, così impegnativo. Mai mi sarei sognato, mai avrei immaginato e anche – per la verità – mai l’ho cercato. Magari, come dice San Paolo, il Signore vuole scegliere quelli meno capaci, ma che lui sa possono realizzare qualcosa di buono. È stata un’ulteriore sorpresa del Signore nella mia vita». È disarmante la semplicità di mons. Pietro, nonostante vi fossi preparata, infatti me l’avevano sottolineato tutti quanti hanno o hanno avuto il piacere di conoscerlo. Eppure, mentre aspettavo di prendere la linea, nutrivo un po’ di apprensione. E, invece, ancora una volta “in pieno stile papa Francesco”, mons. Parolin ha “rotto il ghiaccio”: Come sta? Io bene, e lei? «Abbastanza bene, ma in questi giorni è stata davvero una maratona, come del resto succede in queste circostanze. Avevo preso degli impegni, che dovevo onorare, così ho dovuto correre. Mi sono persino bruciato la faccia sotto il sole rovente». Immagino che anche il suo telefono sia rovente. «I primi giorni sì. Adesso un po’ meno. C’è un proverbio qui che dice che le acque del fiume, dopo aver inondato, tornano nel loro letto. Tutto torna presto alla normalità». Mi diceva dei suoi ultimi impegni in Venezuela… «Spero di riuscire a sistemare alcune questioni prima di tornare in Italia, ma qui è davvero difficile. Non si conclude mai niente. Si ripresentano sempre gli stessi problemi. Vorrei almeno riuscire ad agevolare il compito all’incaricato d’affari che dovrà sostituirmi fino alla nomina del prossimo nunzio». La realtà di cui parla mons. Parolin è quella di un Venezuela spaccato dopo le elezioni del 14 aprile scorso, che hanno portato alla presidenza Nicolas Maduro. L’opposizione rimane critica e la tensione è molto forte, aggravata dalla pesante situazione economica. Con alle spalle una “gavetta” come il Venezuela adesso, ma anche il Messico e la Nigeria prima, lei arriva ben temprato alla Segreteria di Stato. «Io faccio quello che posso, quello che mi sento di fare, ma lo faccio con tutto il cuore; ci metto amore – spero di non risultare presuntuoso, dicendo questo – cerco sempre che le cose vengano fatte nel migliore dei modi. Per il resto, mi considero una persona di media capacità». Guardi che tutti quelli con cui ho parlato mi hanno ribadito quanto lei sia professionalmente preparato. «Anche questo mi stupisce. Però è anche vero che c’è l’immagine che uno ha di sé stesso e quella che gli altri hanno di lui». Veramente io so anche che a scuola è sempre stato il primo del- la classe. «Avrà parlato con don Giulio Perini, mio insegnante di lettere. Mi piacevano tanto il latino e il greco. Purtroppo non c’è più don Frigo, considerato il “terrore degli alunni”. Se avesse potuto parlare con lui, saprebbe che invece con la matematica non andava proprio. Solo che il bene che lui mi voleva suppliva anche alle mie deficienze». Immagino che il Medio Oriente sarà sicuramente in cima alla sua agenda futura. «È un ambito al quale si dovrà certamente dare grande priorità, come del resto il Papa sta già facendo. Sono in gioco l’equilibrio del mondo, la convivenza presente e futura di varie religioni, dei grandi gruppi etnici. O andiamo verso un mondo dove sapremo integrare le nostre differenze e farne occasione di crescita, o andremo verso la guerra totale, al di là dei problemi contingenti. Ci sarà molto da lavorare. Purtroppo fa molto più rumore un albero che cade che una foresta che cresce. Ma non è vero che il mondo è dei violenti, il mondo è fatto per la maggior parte da persone buone, bisogna dare loro voce. La Chiesa deve dare spazio e protagonismo a queste persone affinché prevalgano il dialogo, la pace, la concordia, insomma la “Civiltà dell’amore”». Passerà per Vicenza a festeggiare prima di andare a Roma? «Verrò a Vicenza e ringrazio fin da ora tutti quelli che mi hanno manifestato il loro appoggio e la loro vicinanza. Ma praticamente ho appena finito di festeggiare la nomina a nunzio. Invece di altri festeggiamenti, chiedo a tutti di continuare a pregare».

 

© 2013 – Romina Gobbo

Pubblicato su La Voce dei Berici – domenica 8 settembre 2013

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