“Sto per abbandonare un altro periodo importante della mia vita, eppure non ho rimpianti; anche se i ricordi sono in gran parte piacevoli e belli, sento che non posso fermarmi, ma devo continuare per la mia strada”. Sono passati 43 anni da quando mons. Pietro Parolin, allora studente al seminario di Vicenza, scriveva queste considerazioni in un componimento intitolato “Addio Ginnasio”. Già aveva ben chiaro di dover continuare “per la sua strada”, ma di sicuro allora non poteva immaginare che sarebbe stata così varia e in continua ascesa. «Era bravo, probabilmente il migliore della classe, ma non faceva pesare la sua bravura – racconta don Giulio Perini, suo insegnante di Lettere -; già a 16 anni dimostrava maturità e saggezza. Di quella classe (biennio ‘69-’70 e ‘70-’71), che era molto vivace, solo lui è diventato prete. Era un ragazzo semplice, buono, appassionato; era rimasto entusiasta della gita a Trieste, al castello di Miramare. La mamma veniva sempre ai visitoni; si interessava molto di come il figlio andava a scuola, ma ne conosceva bene le capacità». Nel suo testo di fine scuola, Parolin, poi, aggiunge: “I miei compagni mi hanno dato un soprannome, che deve mettere in mostra la mia passione per la liturgia: l’ecclesiastico. Non me la prendo anche perché questo vuol dire che si interessano a me e mi vogliono bene”. «E infatti gli volevano bene davvero – riprende don Giulio -; lo ave- vano eletto decano, cioè capoclasse. Aveva il compito di fare da tramite tra gli insegnanti e gli studenti e di occuparsi delle pulizie. La mia aula era sempre perfetta, ordinata, addirittura con un fiore sulla cattedra. Ma Pietro, che era molto acuto, si era scelto un vice e le pulizie le faceva fare a lui. Nel 2009 mi aveva invitato a Roma all’ordinazione episcopale, ma non potei andare. Mi scrisse: “Caro don Giulio, quanti ricordi!”». Emozionanti, come questo stornello che gli dedicarono i suoi compagni: “O melograno/suonate trombe, squillate campane/Parolin è stato eletto decano!/O melograno”.
© 2013 – Romina Gobbo
Pubblicato su La Voce dei Berici – 1 settembre 2013

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