Un fine diplomatico rimasto un pastore di anime

“Continuate a pregare per me”: ha detto mons. Pietro Parolin alla sua gente, domenica 6 ottobre, celebrando la messa a Schiavon (in provincia di Vicenza), paese che il 17 gennaio 1955 gli ha dato i natali. E ieri, giorno del suo insediamento come Segretario di Stato Vaticano, l’annuncio dato dal Papa della sua assenza, a causa di un piccolo intervento chirurgico, unisce quello stesso popolo nella preghiera affinché si ristabilisca al più presto. Incontrando mons. Parolin di persona, si ha conferma di quello che quanti lo conoscono dicono di lui: “Un uomo rimasto alla mano, nonostante i numerosi incarichi di prestigio nelle zone “calde” del mondo”. Sono le basi solide che ne fanno “l’uomo giusto al posto giusto”. Il legame con la famiglia, mamma Ada e i fratelli Maria Rosa e Giovanni, che si è ulteriormente rafforzato dopo la scomparsa di papà Luigi, morto in un incidente stradale nel 1965. La grande fede, ben presente fin da piccolo. E poi l’amore per la Chiesa: “Mi sono sentito chiamato da sempre”. Ma, dalle sue parole si evince anche una grande determinazione, che gli sarà utile per il nuovo impegno. Il fatto di avere già vissuto un’esperienza alla Segreteria di Stato “non deve far sentire troppo sicuri di sé – ha detto Parolin nei giorni scorsi -, si deve entrare con umiltà, perché da allora molte cose sono cambiate”. A fargli sentire le attese, ma anche il sostegno di cui sarà circondato nel nuovo impegno pastorale, lo scorso 6 ottobre a Schiavon è arrivato anche l’arcivescovo di Tegucigalpa (Honduras), il cardinale Oscar Andréas Rodrìguez Maradiaga, il coordinatore dei lavori del “Consiglio di cardinali”. A mons. Parolin vengono riconosciuti di essere vicino alla gente – e la messa a casa lo ha ampiamente dimostrato – e di essere un fine diplomatico. Ordinato sacerdote della diocesi di Vicenza il 27 aprile 1980, il nuovo segretario di Stato ha studiato alla Pontificia Università Gregoriana, dove si è laureato in Diritto canonico. Il 1° luglio 1986 è entrato nel Servizio diplomatico della Santa Sede. Ha lavorato presso le Rappresentanze Pontificie in Nigeria e in Messico. Nel 1992 è stato chiamato a Roma nella seconda sezione della Segreteria di Stato, che si occupa dei rapporti con gli Stati, e dieci anni dopo ne è diventato sottosegretario. Si è occupato delle relazioni tra la Santa Sede e i Paesi orientali, facendosi apprezzare per la capacità di affrontare questioni anche particolarmente delicate, quali le condizioni delle comunità cattoliche in Cina e Vietnam. Nell’agosto 2009 è stato nominato, da Benedetto XVI, nunzio apostolico in Venezuela ed elevato ad arcivescovo con sede titolare di Acquapendente.

© 2013 – Romina Gobbo

Pubblicato su Avvenire – mercoledì 16 ottobre 2013

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