I confini mentali sono i più difficili da abbattere

 

Senza giustizia, non c’è pace. È amareggiato, ma risoluto monsignor Pero Sudar nel descrivere la situazione della Bosnia-Erzegovina a 23 anni dall’inizio del conflitto (1991-1995) che insanguinò l’ex Jugoslavia. Il vescovo ausiliare di Sarajevo è intervenuto, giovedì 3 aprile, al convegno “Europa e confini”, organizzato da Voce Isontina, settimanale dell’arcidiocesi di Gorizia, in occasione del cinquantesimo della testata e dei cento anni dalla Prima guerra mondiale.

1991, la guerra colpiva il cuore dei Balcani, ma molti finsero di non vedere. Gli si mise l’etichetta religiosa, quando ancora una volta gli interessi erano altri. I nazionalismi e gli odi etnici ebbero la meglio sulla ragione. Se la separazione fu pacifica per la Slovenia e la Macedonia, essa avvenne per la Croazia solo dopo una guerra feroce, e in Bosnia si consumò un massacro. «Dall’accordo di Dayton, firmato nel 1995, dopo oltre tre anni di guerra, è scaturito uno “Stato artificiale” – continua monsignor Sudar -, dove alle vecchie ingiustizie, se ne sono sommate di nuove». Quel compromesso, atto a garantire l’integrità territoriale, non può cancellare il dolore e neppure sedare il rancore. Insomma, tacciono le armi, ma la pace è ancora lontana.

Oltre duecento giornalisti di settimanali diocesani da tutta Italia sono arrivati a Gorizia, dove il direttore di Voce Isontina, Mauro Ungaro, ha aperto i lavori, alla presenza del presidente della Federazione italiana settimanali cattolici (Fisc), Francesco Zanotti. Ungaro ha sottolineato l’importanza del tema dell’Europa e i nuovi confini, alla vigilia di un voto europeo contrassegnato dal risorgere di movimenti antieuropeisti e centripeti rispetto alla grande idea dell’Europa unita. Un altro momento interessante è stato nel pomeriggio di venerdì 4, quando il corrispondente da Bruxelles, dell’agenzia Sir, Gianni Borsa, ha moderato la tavola rotonda “In Europa da giornalisti cattolici”, alla quale hanno partecipato Erich Leitenberger, portavoce dell’Arcidiocesi di Vienna, Johanna Touzel, portavoce della Comece (Commissione delle Conferenze episcopali dell’Ue), Anna Kowalewska, giornalista di Sir Europa, e Jurij Paljk, direttore responsabile del settimanale diocesano sloveno, Novi Glas. Parlare di Europa a Gorizia è perfetto. In questa terra di mezzo, dove, stando in piazza della Transalpina, si può tenere un piede sul suolo italiano e uno sul suolo sloveno, i confini – almeno quelli geografici – si azzerano. Ora è tempo di azzerare anche le barriere mentali. Sta tutta qui l’importanza delle parole di mons. Sudar: «La Bosnia-Erzegovina è il cuore dei Balcani: se smette di battere, sarà inviato al mondo il messaggio che non ci può essere un confine che unisce, ma solo che separa, riconoscendo, come unica legge, quella del più forte».

© 2014 Romina Gobbo

pubblicato su La Voce dei Berici – 13 aprile 2014

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