Quell’ape regina circondata da un campo minato

Conto alla rovescia, ormai, per il giorno della liberazione… dalla bomba. La Old Lady, di fabbricazione inglese che, dal 7 novembre 2013, giorno del suo ritrovamento nell’area dell’ex aeroporto “Dal Molin”, a Vicenza, tiene col fiato sospeso i militari del secondo reggimento del Genio Guastatori Alpino di Trento (che fa capo al Comando forze di difesa interregionale nord, di Padova), sarà svuotata e fatta brillare il 25 aprile.

Le polemiche non sono mancate: c’è chi ha detto che evacuare 27mila persone è un’esagerazione, c’è chi ha contestato la cifra dell’operazione, un milione e 400mila euro, stanziati dal Governo, sembrano davvero troppi. E poi la spoletta aperta, che ha portato qualcuno a pensare ad un errore della ditta, che da tre metri di profondità ha riportato la bomba in superficie. Ma l’apertura – secondo gli esperti – sembra risalire anch’essa alla seconda guerra mondiale.

Il problema reale è che da quella fessura qualche malintenzionato avrebbe potuto estrarre esplosivo, da qui l’esigenza di un maggior livello di sicurezza. Non va dimenticato che la base americana Del Din si trova a non più di cento metri. Checché se ne dica, la stazza della vecchia signora è di tutto rispetto, e incute timore: 4.000 libbre di peso, 2 metri a 10 di lunghezza, quasi 1.500 chilogrammi di esplosivo Minol 2 (corrispondente a 1.800 kg di tritolo), 3 spolette tutte armate. Ecco perché i militari non hanno alcuna intenzione di sottovalutarla. “Da mesi lavoriamo sul sito – spiega il capitano Salvatore Toscano, responsabile dell’intera operazione -, perché attorno all’ape regina, c’è un vero e proprio campo minato. Ordigni lanciati la stessa notte della Old Lady, ovvero il 19 novembre 1944, ma anche bombe sotterrate dagli italiani, pronti a farle esplodere nel momento in cui i nazisti avessero preso  l’aeroporto. Abbiamo già disinnescato 133 ordigni di varie dimensioni, ma non é finita”. Ed è proprio a causa di quel campo minato, a due passi dalla città, che l’operazione vicentina si è guadagnato la fama di “più complesso intervento di disinnesco mai realizzato in contesto civile”. Per questo stesso motivo, diventerà un caso scuola, da conservare negli annali dell’Alleanza Atlantica.

Sarà proprio Toscano a coordinare il momento clou, quando, a partire dalle 9.30 un operatore e un capo nucleo inizieranno il lavoro. Le spolette verranno disinnescate è separate dal corpo della bomba, la quale sarà svuotata del contenuto, con tecnica meccanica o idrochimica. Quindi, l’esplosivo sarà trasportato, via terra, ad Orgiano, dove, all’interno di una cava, sarà fatto brillare.

Se negli archivi di Bruxelles rimarrà il dossier Old Lady, a Vicenza ancora per un po’, almeno fino a quando la bonifica dell’area sarà completa, rimarrà la struttura a gradoni che si staglia come un tempio egiziano, alta sette metri, con  base di otto, costituita da 460 gabbioni metallici (i cosiddetti hesco bastion), riempiti con sacchi di sabbia, a contenimento di un’eventuale deflagrazione. Che resta un’ipotesi remota, ma che vedrebbe  un fronte d’onda di 360 gradi, diretta e retrograda, con una quota di espansione nel sottosuolo a provocare un movimento sismico fino a 10 metri di profondità, a cui va aggiunto l’effetto scheggia.

Ecco perché, l’evacuazione interesserà un raggio di 2,5 chilometri, per un totale di 27mila persone (tra cui gli 800 soldati americani della caserma Del Din), in un’area che insiste, non solo sul comune di Vicenza, ma anche sui limitrofi Caldogno e Costabissara.

 

2014 Romina Gobbo

Pubblicato su La Voce dei Berici – domenica 27 aprile 2014

 

 

Lascia un commento