“Volete andare a vedere chi sono i mandanti?” Ma il grido di padre Maurizio Patriciello è rimasto inascoltato, perché fa più comodo intasare le carceri con i poveracci. Sarà questa la conseguenza della legge approvata, il 25 febbraio 2014, dal governo Letta, sulla “terra dei fuochi”: l’arresto per chi viene colto sul fatto. Che significa disoccupati, extracomunitari e rom. Sono loro infatti a bruciare i rifiuti tossici in Campania. 30 euro al giorno per tirare a campare. Scarti industriali, e centinaia di migliaia di pneumatici. Fino a oltre 6.900 roghi in un anno. Un fetore insopportabile. Il fumo che si alza dalle campagne. Annebbia la vista e, per troppo tempo, ha annebbiato anche le coscienze. “Dalla camorra io mi aspetto tutto, perché i camorristi non amano i loro figli, non amano neanche sé stessi. Ma non mi aspetto tutto dagli industriali, non mi aspetto tutto dalla politica. E invece spesso i politici sono corrotti, collusi con la criminalità”. Lo ha ribadito anche ieri, don Maurizio, al Palazzo delle Opere sociali di Vicenza, ospite del Festival Biblico, per conversare sulla sua terra con il saggista e critico Goffredo Fofi. Assieme a loro, Alessandro Zaccuri, giornalista di Avvenire, “il primo giornale – ha ricordato più volte don Maurizio – ad aver dato voce alla terra campana insultata, violentata”.
Età media sotto i 50 anni. Non è un Paese dell’Africa. È Caivano, paese napoletano al confine con la provincia di Caserta. Qui si muore di cancro più che altrove: il 70% morti di tumore. Ogni famiglia ha un parente, un amico, un conoscente malato della “brutta malattia”. E poi ci sono i mai nati. Valentina Mennillo nata morta; Francesco Bonomo nato morto; Sarà Viscardi nata morta… L’elenco potrebbe continuare a lungo. 75mila foto di mamme con i loro bambini morti in braccio sono state recapitate al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e a Papa Francesco.
Ma don Maurizio ha guidato fra le discariche il ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti, ha incontrato il boss dei casalesi Carmine Schiavone, oggi pentito (già nel 1997 aveva detto ai magistrati: “Qui, fra vent’anni, moriranno tutti”); e poi mail, post su facebook, un martellamento incessante. “Don Maurizio – ha detto Zaccuri – ha risvegliato la coscienza critica sul problema dello smaltimento dei rifiuti tossici. Ora se diciamo “terra dei fuochi”, tutti capiscono di cosa si parla”.
Ma il problema sta tutto lì, nella coscienza critica: “Siamo fiacchi, con i riflessi lenti. Ci hanno inebetito per almeno trent’anni, finché non è scoppiata la crisi, che fa ragionare, ripensare i modelli, ci rende critici e ci costringe a cercare di fare qualcosa”, dice Goffredo Fofi, che il Sud c’è l’ha nel cuore per essere vissuto a Napoli negli anni Settanta. Una città in cui c’era entusiasmo, voglia di impegno “populista” nell’accezione migliore del termine, ovvero amore per il popolo. Lo stesso amore che spinge don Maurizio a continuare la sua battaglia: “Abbiamo sbagliato tutti, basta, blocchiamo questa cosa. Perché anche adesso, mentre stiamo parlando, qualcuno sta svernando nelle campagne. E saranno altri roghi”.
|
© 2014 Romina Gobbo
pubblicato su Avvenire – sabato 31 maggio 2014 |

Lascia un commento