“Giovanni Antonio Farina santo”: le parole di Papa Francesco hanno emozionato suor Albarosa Bassani, che – in qualità di consultore storico della Congregazione delle Cause dei Santi – ieri era presente al Concistoro ordinario per la canonizzazione di sei beati. Suor Bassani, che appartiene alla Suore Maestre di Santa Dorotea Figlie dei Sacri Cuori, la congregazione fondata dallo stesso Farina, sta seguendo da vent’anni la causa di canonizzazione del ‘suo’ fondatore come postulatrice e come storica dell’Istituto, che del vescovo vicentino porta il nome. “Con la canonizzazione, Farina non è più solo il nostro fondatore, ma appartiene alla Chiesa tutta”, dice la religiosa, i cui anni di studio si sono tradotti in 66 volumi di informazioni su questa figura di “educatore e uomo di carità”. Nato a Gambellara (Vicenza), l’11 gennaio 1803, Giovanni Antonio Farina entrò nel Seminario di Vicenza a 15 anni e venne ordinato prete il 14 gennaio 1827. Poco dopo, conseguì l’abilitazione per insegnare nella scuola pubblica, di difficile accesso per le ragazze delle campagne. Nel 1831, avviò la prima scuola popolare femminile e, due anni dopo, fondò le Suore Maestre di Santa Dorotea Figlie dei Sacri Cuori, suore-insegnanti, in particolare di fanciulle povere e vulnerabili, come le sordomute. Passo successivo fu inserire le suore negli ospedali. Dal 1850 al 1860, Farina fu vescovo di Treviso, poi fu trasferito a Vicenza, dove rimase fino alla morte, il 4 marzo 1888. Fu beatificato il 4 novembre 2001: per sua intercessione una suora Dorotea ecuadoregna guarì da un tumore maligno. Poi il secondo miracolo riconosciuto: la guarigione di una giovane donna indiana, incinta, affetta da epatite B. “Per tutta la vita il beato Farina si chinò sui bisogni degli altri – conclude suor Bassani -. Mi ricorda Papa Francesco, un prete-pastore con addosso l’odore delle pecore”.
© 2014 Romina Gobbo
pubblicato su Avvenire – venerdì 13 giugno 2014

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