La storia è maestra, si sente dire spesso. Ma nel libro di Mariella Maistrello Grotto è la maestra che fa la storia, con la sua vita. Da qui il titolo La Storia in una vita, per questo lavoro pubblicato dall’Editrice Veneta. È Maria, la mamma di Mariella, la protagonista. Una narrazione in prima persona da parte di una donna “che vede dentro le cose”. La sua biografia ripercorre il Novecento, con, sullo sfondo, il mondo contadino e le due guerre mondiali. Le sofferenze e le gioie. La vita e la morte. Di tutto questo ha parlato Mario Bagnara, presidente della biblioteca “La Vigna” di Vicenza, alla presentazione del 30 maggio scorso. Mariella – si legge nella biografia di copertina – “è nata a Vicenza, laureata in Materie Letterarie, docente alle scuole medie, è stata presidente della biblioteca di Anconetta, è crocerossina monitrice, collabora con Radio Oreb, con La Voce dei Berici”…-, per me è soprattutto un’amica. Leggere il libro di un’amica è dare spazio alle sensazioni, alle emozioni, ai non detti.
Mariella lascia che sia la mamma, in prima persona, a raccontare di quella famiglia “tirata su a polenta e fede, a latte e amore per il prossimo”, in un’epoca in cui la fame “era uno stato quotidiano”. Ma in questa donna, io vedo Mariella. La stessa passione per l’insegnamento, direi una vera e propria vocazione. “Appassionare i ragazzi, coinvolgerli nel processo educativo, renderli protagonisti delle scoperte… questa era la mia meta”: lo dice Maria; potrebbe dirlo Mariella. La stessa saggezza, sono entrambe insostituibili punti di riferimento per la propria famiglia; pilastri, ai quali aggrapparsi per sostenersi. Ma non è una rigidità assoluta, è una rigidità che sa leggere i segni dei tempi. E, come fa una casa antisismica, quando è scossa dal terremoto, basta oscillare un po’ per rimettere in sesto il baricentro.
Questo libro è intriso di dettagli privati, intimi, frutto prima di tutto di un lavoro che Mariella ha fatto su sé stessa. Da un lato, la voglia di mettere nero su bianco una storia che merita di essere conosciuta, dall’altra, il pudore di divulgare il proprio vissuto, di “scoprirsi” troppo. C’è voluto un po’ prima di decidere. Ma ne valeva la pena.
Il risultato sono 113 pagine, piacevoli, godibili, che si leggono velocemente, e un ricco apparato iconografico. Quelle foto in bianco e nero, che conserviamo gelosamente negli album. Anch’esse retaggio di un tempo che fu, perché oggi i ricordi stanno dimenticati su un file nel pc.
Maria è una bimba nata in una famiglia numerosa “alla grande tavola eravamo in dodici la sera”, che – come si dice – non se la passava bene. Ma il suo amore per la scuola viene premiato. “Se non facciamo studiare la Maria, facciamo peccato”, l’ha detto don Luigi. In tempi in cui la parola del parroco aveva un valore indiscusso. Maria sa quanti sacrifici dovrà affrontare la sua famiglia. E, allora quanta gioia il “primo stipendio”!
Su tutte le vicende aleggia la Provvidenza, grazie alla quale “supereremo” anche la guerra, con i bombardamenti, i rastrellamenti, la mancanza di certezze, la provvisorietà della vita stessa.
© 2014 Romina Gobbo
pubblicato su La Voce dei Berici – domenica 15 giugno 2014

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