L’odore dello spezzatino di mamma e quello dell’acqua ragia usata da papà. Un contesto semplice, dove cinque bambini sono cresciuti, incuriositi da quell’odore che conduceva al laboratorio dove papà stava chiuso fino alle 5 del pomeriggio. Poi la consueta passeggiata. Loro sono Piero, Michela, Anna Bonizza, Giovanni. Il loro papà è quel Bepi Modolo (1913 Santa Lucia di Piave, Treviso – 1987 Olmo di Creazzo, Vicenza), considerato un artista tra i più significativi dell’arte sacra del Novecento.
Settantadue sue opere sono esposte nel Museo diocesano di Vicenza (piazza Duomo 12), nel- l’ambito di una personale (in occasione del centenario della nascita) che sarà inaugurata sabato 18 ottobre, alle 17, nel salone d’onore di Palazzo Opere Sociali (piazza Duomo 2), e che resterà aperta fino all’11 gennaio 2015.
«L’impostazione non è cronologica – spiega Piero -, perché non siamo riusciti a recuperare tutte le opere, alcune impossibili da spostare per la grandezza, altre estremamente delicate, altre ancora per questioni di sicurezza. Il percorso – ben delineato dai curatori don Gino Prandina e Maria Lucia Ferraguti – si snoda a partire dalla tematica mariologica, attraverso le storie dei santi, fino ad arrivare al settore cristologico».
Pale d’altare, bozzetti, disegni, opere da cavalletto, raccontano l’Annunciazione, la Visitazione di Maria a Elisabetta, san Nicola, il martirio di san Lorenzo, l’Epifania, le Vie Crucis, le crocifissioni; niente ritrattistica, se non fosse per un ritratto della moglie. Alcune opere sono di proprietà della famiglia Modolo, altre provengono da musei e chiese di tutta Italia e da collezioni private.
«Che papà facesse un lavoro importante, da bambini lo immaginavamo, ma ne abbiamo capito davvero la portata negli ultimi cinque, sei anni, ovvero da quando abbiamo cominciato a progettare questa mostra – spiega Michela -. Ci sono già 540 opere sue catalogate, e altre sono da catalogare. Quindi, una produzione vastissima, realizzata in una sessantina d’anni».
Nato nel 1913, figlio di contadini, Bepi Modolo dimostra fin da subito una sensibilità artistica notevole. Sono la mamma e il parroco del paese, ad incoraggiarlo in questo percorso. Il suo stile sarà influenzato dallo scultore Riccardo Granzotto e dal pittore bellunese Luigi Cima. Dal primo, Modolo acquisisce lezioni di anatomia, studia e comprende le proporzioni corporee; grazie al secondo, si avvicina al colore, elemento tipico della scuola veneta del Novecento. Ma Granzotto, nel frattempo fattosi frate francescano, con il nome di fra Claudio (ora beato), sarà anche colui che gli indica la via, e Modolo sceglie di dedicarsi all’arte sacra. Le sue opere sono intrise del profondo senso religioso di un uomo la cui fede è plasmata nel quotidiano; in esse, fedeltà al dato evangelico e lettura morale si sovrappongono.
«Bepi Modolo è un artista che mi ha sorpreso, affascinata e trascinata dentro le opere – spiega la dott.ssa Ferraguti -, che si sono dimostrate incantatrici. Si tratta di un’arte così adatta ad interpretare il momento della religiosità, da essere tutt’uno con l’opera d’arte stessa».
Oggi l’eredità artistica vive nei figli. «Lavorando accanto a papà, ho imparato ad apprezzarne la professionalità – dice Piero, che realizza meravigliose vetrate decorate -; era di un’esigenza straordinaria, la vetrata per lui doveva risultare come un affresco». Michela dipinge: «Una volta ho pasticciato nel suo studio, mi ha rimproverato dicendomi che bisogna sempre tenere con cura i pennelli. La sua rigorosità nel lavoro, la sua serietà, rappresentano un pensiero utile per la vita, prima ancora che una questione estetica». «Sono la primogenita – conclude Anna -. A me papà ha trasmesso valori morali e spirituali ai quali non potrei rinunciare. Non ho preso da lui l’eredità del pennello, ma mi ha trasferito il suo modo di sentire le cose, di viverle. Io mi diletto con la poesia, ma per me lui è stato soprattutto un maestro di vita».
© 2014 Romina Gobbo
pubblicato su La Voce dei Berici – domenica 19 ottobre 2014

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