«Lo Stato di Israele (ebraico) ha diritto di esistere e di godere della sicurezza; lo Stato palestinese (arabo) ha diritto a una patria sovrana, a vivere con dignità, a viaggiare liberamente»: questa affermazione di papa Francesco è uno dei passaggi focali del mio libro “Nessuno strumentalizzi Dio!” dedicato al pellegrinaggio in Terra Santa del Santo Padre, avvenuto a maggio 2014. A chi si chiedeva quali conseguenze avrebbe avuto quella visita, beh direi che uno dei frutti è proprio questo accordo bilaterale raggiunto ieri tra Santa sede e Autorità Nazionale Palestinese. Esso disciplina la libertà di Azione della Chiesa cattolica nei territori sotto l’Anp, ma soprattutto, il Vaticano riconosce, nero su bianco, in un documento ufficiale, lo Stato di Palestina. L’accordo – come ha detto monsignor Antoine Camilleri, sottosegretario per i Rapporti della Santa Sede con gli Stati – contiene anche «l’auspicio per una soluzione della questione palestinese e del conflitto tra israeliani e palestinesi nell’ambito della Two-State Solution», e sarà firmato formalmente nei prossimi giorni. Un passo in più verso quella pace, che per il Santo Padre è quanto mai “urgente”. L’intesa è di ieri, e oggi i palestinesi ricordano la Naqba, catastrofe, ovvero il primo grande esodo dalle loro terra, a seguito della creazione dello Stato di Israele. Che sia un caso la vicinanza di date, o che sia un doppio riconoscimento, di un diritto e del dolore? Ma per i palestinesi c’è un’altra buona notizia. Domenica 17 maggio, in piazza San Pietro, ci sarà la canonizzazione delle prime due sante palestinesi in epoca moderna, vissute nell’Ottocento, suor Marie Alphonsine Danil Ghattas di Gerusalemme e suor Mariam Baouardy di Betlemme. Il presidente dell’Anp, Abu Mazen, che interverrà alla cerimonia, il giorno prima sarà ricevuto da papa Francesco.
© 2015 Romina Gobbo

Lascia un commento