
«Io credo che non ci sia niente di più doloroso della morte di un figlio. Una madre, se le muore un figlio, vuole morire anche lei, si sente una superstite della vita». È ancora provata Lina Sastri, anche se il sipario è già sceso, e gli applausi a scena aperta hanno riportato il sorriso sulla sua maschera di dolore. Ha interpretato Maria, dal 16 al 22 luglio, sul palcoscenico della 69esima edizione della Festa del Teatro dello Spirito di San Miniato (Pisa). Passio Hominis è la rappresentazione sacra che il regista Antonio Calenda ha realizzato, ispirandosi al manoscritto della monaca Maria Jacoba Fioria, datato 1576-77. «Rinvenni quarant’anni fa questo testo preziosissimo nella Biblioteca Nazionale di Roma», racconta il regista. «Ma, come renderlo in teatro? Era il 1978, venne assassinato Aldo Moro, uomo simbolo della pacificazione politica. Mi venne naturale un omaggio alla parte dolorosa della nostra storia moderna: la Seconda guerra mondiale, gli anni di piombo, le stragi…».
Accanto alla Passione di Cristo, c’è quella della madre, la “passione al femminile”, riassunta nella struggente melopea a cappella finale. Sulla scena anche un nutrito gruppo di giovani attori, alcuni esordienti. E poi Cristo (Jacopo Venturiero) e Juda (Francesco Benedetto). Al traditore, connotato da un’imponente presenza scenica, fa da contraltare la forza del perdono del Dio-uomo, che accetta il calice. Inchiodato sulla croce, non muore per le ferite, ma per una scarica di mitra, che coglie il pubblico di sorpresa. Un lenzuolo bianco, Maria è china sul figlio morto. Sullo sfondo, i vagiti di un neonato.
© 2015 Romina Gobbo
pubblicato su Famiglia Cristiana – 26 luglio 2015 – n. 30


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