
Partirà l’8 settembre da Czestochowa in Polonia, una data scelta in omaggio alla Madonna di Monte Berico di Vicenza, e ritornerà «con l’aiuto di Dio», al punto di partenza, a febbraio 2017, dopo aver percorso 12mila chilometri, e aver realizzato un sogno: collegare i tre luoghi simbolo della cristianità europea, ovvero Roma, Santiago de Compostela e – forse meno conosciuta, ma altrettanto significativa – la città di Trondheim, in Norvegia, nella cui cattedrale è sepolto sant’Olav, re e martire, a cui si deve la cristianizzazione del Paese. Lui è Francisco Sancho, spagnolo di nascita, vicentino per residenza. Si definisce “pellegrino per sempre”, perché da quando ha cominciato a camminare, 17 anni fa, non si è più fermato. «A Roma voglio arrivare l’8 dicembre – dice -, quando papa Francesco inaugurerà il Giubileo della Misericordia, per passare dalla Porta Santa, che nell’occasione verrà aperta. Poi, tre mesi a mezzo per arrivare a Santiago, quindi cinque mesi e mezzo per raggiungere la Norvegia e altri tre mesi e mezzo per tornare a Czestochowa». Sarà l’ultima impresa “estrema”, «è il corpo a chiedermelo», ma la sua esperienza servirà ad altri, perché l’obiettivo di Francisco è gestire un ostello per pellegrini, «per restituire quello che io ho ricevuto».
Lunedì 31 agosto, alle 20.30, nella chiesa di Sant’Agostino, in Vicenza, ci sarà la cerimonia di “Benedizione di inizio pellegrinaggio e consegna della Credenziale”, a cura dell’Ufficio diocesano pellegrinaggi.

A camminare Francisco ha iniziato a 28 anni, nel 1998, «in un periodo della vita in cui non sapevo bene che cosa volevo. Mi è capitata in mano una guida di Santiago, ho comprato uno zaino e sono partito. Quel primo pellegrinaggio è stato per me una scoperta, non mi aspettavo un’emozione così grande». Da allora, ha percorso più di 35mila chilometri, di cui 7.000 solo lo scorso anno, in nove settimane, la metà sotto la pioggia – «d’altra parte, il cammino è metafora della vita» -, consumando tre paia di scarpe e scattando 7.000 fotografie. Prima, c’erano stati la Francigena, il cammino di San Francesco, quello della costa, i 14 cammini per Santiago, con il tuffo “purificatore” nell’oceano, a Finisterre (dove, per i pellegrini medievali, la terra finiva, ndr).
Che cosa hai scoperto camminando?
«Innanzitutto, l’essenzialità, ma anche la condivisione: del tempo, dell’amicizia, della gioia e della tristezza. Mi sono reso conto che, più riuscivo a mettermi nel ritmo della natura, più ero sereno. Con la preghiera come compagna. Si dice che i pellegrini seguono un cammino in orizzontale, ma sempre con lo sguardo in verticale».
Quando tornerai nel 2017, metterai davvero la parola fine? «A dire la verità, un amico mi ha detto che il vero cammino inizia quando si torna a casa». Ultreya!
© 2015 Romina Gobbo
pubblicato su Avvenire – 22 agosto 2015


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