A Giulio Cesare si deve il calendario solare, chiamato “giuliano”: l’anno dura 365 giorni e 6 ore, i mesi sono 12 e ogni 4 anni c’è il bisestile (6×4=24 ore; si recupera un giorno). L’inizio del nuovo anno era tra gennaio e marzo, a seconda dei luoghi. Ma gli astronomi avevano commesso un errore di calcolo (11 minuti e 14 secondi), che fa sì che dopo 128 anni, si accumuli un giorno di ritardo. Nel 1582 i giorni di ritardo erano 10. Così papa Gregorio, preoccupato che andando avanti di quel passo prima o poi Natale e Pasqua finissero con il coincidere, decise per la riforma, con l’immediato recupero dei giorni persi, alcuni cambiamenti per i bisestili, in modo da non incorrere più in errore. Il capodanno continua a festeggiarsi in date diverse a seconda dei luoghi. Alla fine del Seicento, papa Innocenzo XII stabilisce che l’inizio dell’anno nuovo è il primo gennaio.
La curiosità: al regime fascista balenò l’idea di far iniziare il nuovo anno il 28 ottobre, data della marcia su Roma, ma non ci fu seguito.
© 2016 Romina Gobbo – 6 gennaio


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