«La tosse è una sfida per gli specialisti pneumologi, perché rappresenta un sintomo debilitante per i pazienti, e la diagnosi è complessa. La tosse, come sintomo, generalmente secca o produttiva, può avere infatti molteplici cause, che non agiscono quasi mai singolarmente, bensì come concause». A dirlo è il dottor Sebastian Ferri, pneumologo dell’Istituto Clinico Humanitas di Rossano (Milano). «Per esempio, la tosse può essere sintomo di un’infezione virale in corso. I virus sono senz’altro più presenti d’inverno, ma è possibile incontrarli anche d’estate, quando ci trovano meno prudenti, perché abbiamo la percezione che la bella stagione e l’alta temperatura ci proteggano. I maggiormente “colpevoli” in estate sono quelli parainfluenzali, i coronavirus – tra cui il Covid che abbiamo imparato a conoscere bene negli ultimi tre anni e che non ha smesso di circolare anche se l’emergenza sanitaria è rientrata -, e quello respiratorio sinciziale (è la causa più comune di bronchiolite, ovvero l’infiammazione delle piccole vie aeree dei polmoni, e di polmonite nei bambini sotto i due anni, ndr)», precisa l’esperto. «Abbassare la guardia d’estate, dunque, non è salutare, soprattutto se si viaggia e si frequentano luoghi affollati come gli aeroporti, dove è più facile entrare in contatto con i microrganismi patogeni».
Ci sono, però, anche forme di tosse causate da patologie preesistenti, come la bronchite cronica, soprattutto negli anziani e nei soggetti fumatori, l’asma, oppure le allergie. «Non dimentichiamo – riprende lo specialista – che alcuni pollini, come l’artemisia o l’ambrosia, sono presenti anche d’estate. E poi ci sono gli allergeni perenni come i peli, la forfora degli animali, l’acaro e alcune piante in determinate aree. Una persona allergica alla forfora del gatto, in presenza dell’animale, potrebbe infatti manifestare la tosse, oltre a eventuali altri sintomi, così come una persona allergica alla parietaria che decide di trascorrere le vacanze al sud Italia, dove questa pianta urticacea è perenne, può risentire delle allergie».
OCCHIO AL REFLUSSO
Anche il reflusso gastroesofageo deve essere preso in considerazione, benché generalmente associato solo al bruciore dietro lo sterno e al rigurgito acido in bocca. «Sì, esso può provocare anche tosse, raucedine, abbassamento della voce e laringite. D’estate questo disturbo può essere anche più evidente perché si tende ad alterare lo stile di vita, mangiando magari cibi meno salutari, oppure cenando tardi, impedendo quindi un’adeguata digestione».
E poi ci sono le cause più note, ovvero gli sbalzi di temperatura e di umidità. «Certo. L’uso smodato di condizionatore o deumidificatore è deleterio, perché un ambiente eccessivamente secco facilita la disidratazione delle nostre vie respiratorie, mentre uno troppo umido facilita il proliferare di germi. Questo può interessare chi è sano, ma soprattutto chi già soffre di malattie respiratorie, come l’asma o la bronchite cronica. Un catarro poco fluido in ambiente eccessivamente asciutto, è più difficile da rimuovere; compare, dunque, la tosse, tentativo naturale da parte delle vie respiratorie di liberarsi», aggiunge l’esperto. Fermo restando che è sempre sconsigliata l’automedicazione, di solito, il primo riferimento è il medico curante o la farmacia.
Che cosa è meglio fare? «Bisogna sempre seguire le indicazioni del medico curante, in grado di fornire la terapia più adeguata. È frequente ricorrere all’ausilio di sciroppi mucolitici se la tosse è grassa, oppure associata a senso di ingombro toracico, e di ricorrere invece a sedativi se si tratta di quella secca senza catarro. Tuttavia, se la tosse è persistente e debilitante, è opportuno rivolgersi a uno specialista, perché potrebbe essere un sintomo di altre patologie. In questi casi bisogna infatti curare la causa e non il sintomo, come nel caso di bronchite cronica, asma o reflusso. Un altro esempio sono le allergie: se si è a conoscenza di un’allergia verso un animale domestico, è possibile che l’esposizione causi malessere, così come i pollini. Quando si programmano delle vacanze, è consigliato fare riferimento ai calendari pollini, facilmente reperibili su Internet, che riportano informazioni in merito, in base alla zona e al periodo preso in considerazione, così da potersi adeguatamente preparare nel caso in cui dovessero comparire dei sintomi. L’alternativa è scegliere una meta differente.
A RIDOSSO DELLA PARTENZA
Quanto tempo serve per guarire? Arriva la tosse e la vacanza è rovinata? «La tempistica è variabile. Bisogna capire se si tratta di tosse acuta o cronica, e definirne la causa. L’acuta dura meno di tre settimane; la cronica più di otto. A seconda della causa, la tosse può durare da una settimana a dieci giorni, fino anche a diversi mesi. È, quindi, opportuno prepararsi adeguatamente prima di una vacanza e, se alla comparsa dei sintomi questi dovessero essere persistenti o invalidanti, bisogna rivolgersi al medico curante per una terapia».
IL CONSIGLIO IN PIU’
«Evitare alti sbalzi di temperatura, ad esempio tra l’esterno e l’interno degli edifici dove, magari, è attiva l’aria condizionata, cercando di essere più graduali nel passare da luoghi caldi a luoghi freddi. Nelle zone di mare, dove è frequente un’ampia escursione termica tra giorno e notte, è bene proteggersi adeguatamente, usando magari un foulard al collo. Va evitato anche l’uso eccessivo di deumidificatori e condizionatori, soprattutto durante le ore notturne. Infine, le norme per la protezione da Covid valgono sempre: nei luoghi affollati meglio usare la mascherina, e rispettare le norme igieniche di base».
© 2023 Romina Gobbo
pubblicato su Benessere – settembre 2023 – pagg. 28 e 29


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