«Il punto zero dell’esistenza per donne e ragazze». A leggere l’ultimo rapporto di denuncia di Amnesty International, l’Afghanistan oggi è questo. Da agosto 2021, quando le forze internazionali si sono ritirate e i talebani sono tornati al potere, la condizione femminile è andata via via peggiorando.
Oggi alle afghane è vietato frequentare università e scuole superiori, svolgere lavori prima consentiti, essere assunte da Ong nazionali e internazionali, muoversi liberamente. Le donne più povere e prive di una qualsiasi forma di sostegno maschile possono solo contare sulla carità, in caso contrario rischiano di morire di fame. La disperazione costringe molte vedove a dare le bambine in sposa a uomini molto più vecchi.
Ma, come sempre accade, anche nel buio più nero si può trovare una luce. «L’Afghanistan non l’abbiamo mai lasciato, nonostante il nostro lavoro sia diventato più difficoltoso, perché dobbiamo continuamente negoziare i progetti con l’attuale governo de facto», dicono Livia Maurizi e Samanta Pettinelli, rispettivamente capo e coordinatrice dei progetti di Nove Caring Humans, in queste settimane in missione in loco. Tra i loro progetti, c’è “Bread For Women”. «Al momento a Kabul, ma con l’obiettivo di raggiungere anche le zone rurali più remote, abbiamo rimesso in funzione alcuni forni tradizionali in disuso e li abbiamo affidati ad alcune donne appositamente formate – racconta Maurizi -. Forniamo loro le materie prime necessarie, e quotidianamente acquistiamo un rilevante quantitativo di pane che viene distribuito gratuitamente alle famiglie che si trovano in stato di estrema povertà».
In una situazione di carestia sempre più grave, per l’effetto combinato di crisi economica, drastico aumenti dei prezzi delle materie prime, e crollo dell’occupazione, fare il pane, elemento base dell’alimentazione in Afghanistan, permette alle donne – il cui 80% è capofamiglia – di sfamare i propri figli.
© 2024 Testo e foto di Romina Gobbo
pubblicato su Messaggero di Sant’Antonio – Editoriali – Periferie – 2 giugno 2024 – pag. 12


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