A Vicenza la Messa per l’apertura del Giubileo dei 600 anni della prima mariofania di Monte Berico
«Fin da piccolo ho imparato a frequentare questo santuario. E la Madonna di Monte Berico ha accompagnato tutta la mia vita, anche se si è svolta per lo più fuori dalla diocesi di Vicenza. Ma la Madonna di Monte Berico è rimasta sempre un punto di riferimento in tutte le vicende tristi e gioiose della mia vita. Ogni qualvolta sono stato ordinato – Vescovo, Nunzio, Cardinale, Segretario di Stato – sono sempre ritornato con molta gioia a questo porto sicuro, per noi vicentini radice della nostra fede». Così il cardinale Pietro Parolin ai giornalisti intervenuti, lo scorso 8 febbraio, alla Celebrazione eucaristica da lui presieduta, che ha sancito l’apertura dell’anno giubilare mariano e della rinascita della Madonna di Monte Berico (1426-2026). Da 600 anni la Vergine protegge e accompagna il popolo vicentino. Una Madonna la cui effigie «rientra nel tipo iconografico della Mater Misericordiae, caratterizzato dalla raffigurazione della Vergine Maria mentre accoglie e protegge l’umanità dispiegando il proprio mantello sopra uno o più fedeli raccolti in preghiera ai suoi piedi», spiega don Nicola Spinato, vicedirettore dell’Istituto Superiore di Scienze Religiose di Vicenza. «L’amata statua berica è una scultura in pietra tenera dipinta, di 1,70 metri di altezza con base di 1,40. La paternità dell’opera è incerta tra gli studiosi, anche se molti indicano come suo autore Antonino da Venezia (XV secolo), figlio di Niccolò (XIV-XV secolo); a entrambi sono attribuite interessanti opere mariane di questo tipo in terra vicentina. Quell’iconografia divenne il fulcro della pietà dell’intera comunità vicentina nei secoli a venire». Don Spinato è stato uno dei relatori del Congresso Mariologico Mariano Internazionale (6, 7, 8 febbraio), dal titolo Maria Madre di Misericordia tra pietà popolare e rinascita delle comunità, promosso dalla Pontificia Academia Mariana Internationalis (Pami), che ha dato il “la” agli eventi culturali di quest’anno giubilare. Per la Pami, tra l’altro, proprio nei giorni del Congresso, è arrivata l’approvazione del nuovo statuto da parte di Leone XIV.
La relazione di don Nicola pone l’accento sull’elemento fondamentale della devozione: il mantello. Un mantello che, dall’alto, ha avvolto, proteggendola, la sottostante città di Vicenza ufficialmente da quando, il 25 agosto 1428, fu posta la prima pietra del santuario dedicato alla Mater Misericordiae; i lavori si conclusero due anni dopo. «Mantello che rappresenta uno spazio aperto, di dilatazione, dove nessuno è autorizzato a scartare nessuno perché Dio non scarta nessuno», ha detto ancora il cardinale Parolin. Un significato chiarissimo anche ai ragazzi della quinta A della scuola primaria “Lino Zecchetto” di Vicenza, che hanno utilizzato il mantello nelle loro opere per il concorso indetto per l’immagine del logo giubilare. Dietro il santuario vicentino, ha spiegato Parolin nella sua intensa omelia, c’è «una storia fatta di speranza, di vita, di
cambiamento, di rinascita. Una storia intrisa di spirito giubilare. È la storia che ha condotto alla costruzione di questo stesso santuario, quale memoria speciale delle apparizioni della Beata Vergine Maria a una contadina in un tempo nel quale la città di Vicenza era duramente provata dall’epidemia della peste». La Madre della Misericordia, ha aggiunto il porporato, «è qui venerata e amata con delicatezza, intimità e verità, dalle generazioni che si susseguono nel tempo». Parolin ha poi indicato nella Vergine «già risorta con Cristo» l’esempio di fede che conduce alla Salvezza: «Come insegna il Concilio Vaticano II, la Madre di Gesù è l’inizio della Chiesa dei risorti, quella Chiesa che la comunità credente in cammino nel tempo e nella storia desidera diventare con coraggio, risolutezza e umiltà, chiamando tutti a condividere questa meta attraverso la fede e le opere evangeliche della carità in cui il Cristo vive, ama e chiama. La fiducia in Dio libera da paure schiavitù, ha sottolineato il Segretario di Stato: «L’aver permesso a Dio di parlare in Cristo attraverso la sua Santissima Madre ha concesso la libertà dalla peste: la libertà di pensare e di fare tutto ciò che la peste impediva, la libertà dal vivere l’esistenza quotidiana a partire dalla morte. È stata una guarigione integrale, dei corpi e degli spiriti». È proprio questo lo sprone che parte dalla Madre Celeste: «Maria ci invita dunque a lasciar parlare Dio in Cristo. Ci invita a un atteggiamento di silenzio interiore che si traduce in capacità di ascolto della voce del Signore». «Guardando a Santa Maria», ha aggiunto, si può
sperimentare «la libertà dalle parole che rendono schiavi e ritrovare l’uguaglianza radicale nella testimonianza della verità».
E, riandando al passato, si colgono in pieno le tracce di speranza e rinascita irradiate da questo luogo. Un primo voto pubblico alla Madonna fu emesso già nel 1695, in occasione del terremoto di Santa Costanza, uno dei sismi più violenti del Veneto, che però risparmiò la città da danni gravi. Un secondo voto pubblico fu emesso nel 1917, per invocare la protezione durante la Grande guerra. La proclamazione della Madonna di Monte Berico a Patrona della diocesi e della città di Vicenza, nel 1978, da parte di papa Paolo VI, fu la conferma di questo legame profondo che ha attraversato i secoli. Il 7 marzo 1426, mentre l’epidemia di peste metteva in ginocchio la città, la Vergine apparve a una popolana, il cui nome, tramandato dalla tradizione, è Vincenza Pasini, e le chiese di costruire un tempio sul Colle Berico. Dopo una seconda apparizione, il primo agosto 1428, l’invito fu accolto e, il giorno stesso in cui iniziarono i lavori, la peste cessò. Per i servi di Maria, che dal 1435 custodiscono il santuario, fu subito chiaro che quel «tempio, all’inizio un piccolo sacello, sarebbe diventato un baluardo di luce e consolazione per il popolo in cammino. Se ora desideriamo celebrare questo grande anniversario con tutta la nostra gratitudine ed entusiasmo, è perché non parliamo di una devozione remota, ma di un sentimento religioso vivo e vibrante che nel tempo ha travalicato i confini regionali, entrando nel cuore e sollecitando i passi dei pellegrini di tutto il mondo».
L’8 settembre, giorno festivo per la Natività della Beata Vergine Maria, su quel colle i pellegrini salgono già alle prime luci del giorno. Ma anche durante tutto l’anno molti fedeli – circa due milioni all’anno – frequentano le Celebrazioni liturgiche e le Adorazioni eucaristiche, altri sostano per una semplice preghiera, o approfittano per sgranare il rosario, altri ancora scelgono di passeggiare nel parco circostante perché tutta l’area è intrisa di spiritualità. E poi ci sono gli appassionati d’arte che arrivano per ammirare gli splendidi affreschi e le sculture che adornano il santuario, o il museo, restaurato nel 2020, che custodisce opere che raccontano la lunga tradizione di fede legata a Monte Berico. Uno scrigno prezioso al quale gli stessi pellegrini hanno contribuito con ex voto e donazioni. E anche la biblioteca con un patrimonio bibliografico di circa 60mila volumi, il cui fondo più cospicuo e caratterizzante riguarda la mariologia. «È per noi motivo di gioia il fatto che i pellegrini non vengono solo per chiedere grazie, ma anche per un cambiamento radicale di vita», dice padre Carlo Rossato, rettore del santuario e priore della comunità dei servi di Maria.
«L’apparizione di Maria a una donna semplice, di campagna, ha permesso ai fedeli, ogni qualvolta ne hanno sentito il bisogno, di guardare in alto verso questo colle. In un certo senso, hanno potuto così uscire dalla condizione di sofferenza, di fatica, di fragilità e di morte in cui erano immersi», dice monsignor Giuliano Brugnotto, vescovo di Vicenza. «L’anniversario ci chiede di ritrovare quel movimento dello sguardo verso l’alto in questo tempo segnato anche per noi da grandi sfide. Penso, in modo particolare, alla condizione degli anziani che vivono spesso la solitudine. Penso all’inquinamento di questo nostro territorio – i Pfas nelle acque, la ridotta qualità dell’aria – penso alla sofferenza demografica, e alle comunità cristiane che, soprattutto da dopo la pandemia, patiscono una sorta di chiusura, forse anche di tristezza. Il guardare a Maria riconduce a Gesù e permette di ritrovare la speranza».
Il progetto dell’anno giubilare è nato nel 2024 con un Accordo quadro stipulato fra diocesi di Vicenza, servi di Maria, Comune e Provincia di Vicenza, e Regione del Veneto. Gli eventi celebrativi si susseguiranno per tutto l’anno. Sul fronte religioso, sono programmati giubilei per gli ammalati, per i consacrati, per i ministri ordinati – presbiteri e diaconi – per le famiglie, per il volontariato. Altre iniziative sono più di carattere artistico e culturale.
© 2026 Testo e foto di Romina Gobbo
pubblicato su Maria con te – n. 7 – domenica 15 febbraio 2026


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