Chernobyl. La vacanza diminuisce il livello di radiazioni – Chernobyl. The holiday decreases the level of radiation

Confine con la zona morta. Dentro vivono centinaia di adulti e bambini

Sui bambini che arrivano in Italia vengono effettuati dei controlli. Le visite più frequenti sono quelle oculistica, dentistica e pediatrica. Se vengono evidenziate patologie, allora si passa alle visite specialistiche. Il parere del dottor Massimo Tosti Balducci, endocrinologo e medico nucleare, responsabile del “Progetto Chernobyl” di Legambiente.

Quali sono i problemi più frequenti che riscontrate nei bambini che arrivano da noi?

«Sono legati alla dentizione – gran parte della loro alimentazione è basata sul formaggio e il latte è ancora contaminato – e poi problemi di tipo dermatologico dovuti allo scarso controllo igienico-sociale».

Ci sono poi i problemi della tiroide.

«Certo. Le radiazioni hanno effetti innanzitutto a carico della tiroide. I radionuclidi per la maggior parte erano costituiti di iodio radioattivo e, in zone iodiocarenti come l’Ucraina e la Bielorussia, tale iodio è stato facilmente assimilato dalla popolazione. L’assimilazione è proporzionale alle dimensioni della tiroide, perciò i bambini che avevano tra gli zero e i cinque anni nel 1986 sono quelli che hanno riportato i danni maggiori. Nell’immediato c’è stato un enorme incremento dei tumori alla tiroide, il 40% in più rispetto a una situazione di normalità. Con il passare degli anni anche chi non ha sviluppato un tumore, ha avuto però altre patologie correlate, come l’ipotiroidismo. Non dimentichiamo che la tiroide è uno degli organi più importanti del corpo umano, in quanto influenza, regolandoli, tutti i processi del metabolismo, cioè di quel complesso di trasformazioni attraverso le quali l’organismo ottiene dalle sostanze alimentari l’energia necessaria per le diverse fasi del ciclo vitale. La carenza iodica in quelle zone è un problema serio. Servirebbe una profilassi continua, magari con sale iodato».

Che tipo di benefici, dal punto di vista della salute, comporta la vacanza in Italia?

«I bambini che vengono da noi mangiano per circa un mese cibo privo di radionuclidi e questo abbassa il loro livello di contaminazione, in un certo senso, li purifica. Quando arrivano, misuriamo la quantità di cesio 137 che presentano: lo stesso controllo lo rifacciamo alla partenza e abbiamo constatato una riduzione del 50%. Se per ipotesi potessero rimanere qui per sempre, nel tempo il cesio presente nel loro corpo verrebbe eliminato. Invece ritornano nel loro paese e assumono nuovamente cibo contaminato, perciò il problema si può solo contenere, non risolvere. I radionuclidi contenevano anche stronzio 90, un isotopo radioattivo che si accumula nelle ossa e non può essere eliminato. Il loro sistema immunitario è debilitato, perciò serve loro una dieta ricca di vitamine. Poi, ci sono altri problemi non strettamente correlati alle patologie. Molti bambini, per esempio, hanno il gozzo, che è collegato ad un non adeguato regime alimentare. In ogni caso, in questo mese i bambini riescono a rigenerarsi, a smaltire l’accumulo di radiazioni, a rinforzare il corpo – vengono organizzati anche soggiorni al mare e in montagna – per affrontare il prosieguo in maniera migliore».

Nelle serre della scuola di Vishevno si coltivano cibi non contaminati che poi vengono serviti ai bambini in mensa

Non sarebbe meglio agire anche sul posto?

«È quello che facciamo. Monitoriamo la situazione sul posto. Abbiamo trasferito a Luninetz, in Bielorussia, un ambulatorio mobile con l’obiettivo di effettuare uno screening della patologia tiroidea sulla popolazione adolescenziale e giovanile. Abbiamo studiato 850 soggetti dai 5 ai 21 anni. I ragazzi dai 16 ai 21 sono i bambini che nel 1986 avevano dagli zero ai cinque anni, quindi la fascia più colpita. Quelli che erano già nati nel 1986 hanno sviluppato per la maggior parte una patologia tiroidea e un certo numero di lesioni focali nodulari o cistiche (il 17%), con una maggior frequenza nella popolazione femminile».

© 2003  – Romina Gobbo

pubblicato su La Voce dei Berici – Primo Piano – domenica 23 febbraio 2003 – pag. 3

 

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