Quando la violenza è trasversale

Tentativo di stupro alla stazione Centrale di Milano. Violenza a Roma su una ragazza africana. Uccisa una donna nel Lecchese, titolano i giornali. E la sicurezza all’improvviso diventa l’urgenza dell’agenda politica. C’è chi propone l’inasprimento delle pene, chi di espellere gli immigrati denunciati. Chi propone le ronde private e chi rilancia con il braccialetto elettronico per le donne. Se la questione non fosse così drammatica, ci sarebbe da sorridere, perché questi ultimi episodi sembrano “caduti a fagiolo”. E finora? In Italia 14 milioni di done tra 15 e 60 anni hanno subito, nel corso della vita, una qualche forma di violenza. Per paura di ripercussioni solo il 18,2% sporge denuncia. Spesso è un inferno vissuto tra le mura domestiche: il 69,7% degli stupri è opera del partner. Queste cifre non meritavano forse prima una riflessione seria? “Di tutte le bambine e le donne che hanno subito violenza sessuale ricordo soprattutto lo sguardo: un misto di paura, disperazione, ma anche di rassegnazione; è uno sguardo che si spegne, come se la vita stessa si stesse spegnendo”, mi dice Olivia, un’amica impegnata da vent’anni contro la violenza sessuale. Siamo di fronte a un fenomeno trasversale: donne del Sud e del Nord, giovani e meno giovani, imprenditrici e casalinghe, studentesse e professioniste, in un filo sottile che unisce tragicamente tutto il mondo “in rosa”. La peggiore è quella psicologica, perché la fantasia dei carnefici è illimitata. La donna violata non solo deve fare i conti con la sofferenza per ciò che le è accaduto, ma spesso anche con il rimorso. “Sono stata troppo ingenua. Come ho fatto a non capire cosa stava per succedere? Avrei potuto provare a lanciarmi fuori dall’auto”. E con la rabbia. “Perché non sono stata capace di reagire con più forza? Potevo scalciare, mordere, picchiare”. Nei giorni in cui le cronache erano piene del volto di Meredith, mi diceva una vittima: “Ogni volta che vedo la sua foto, mi sembra di vederla mentre cerca di difendersi come ho provato a fare io, e il dolore si rinnova”. Con un peso così anche il futuro diventa difficile.

© 2008 Romina Gobbo 
pubblicato su Corriere Vicentino – anno IX – n. 5 – Maggio 2008

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