La condizione delle donne nel mondo

Velo sì o velo no? Ogni tanto la polemica riaffiora. Ma il burqa o il chador, a seconda di dove le donne vivono, è solo l’ultimo anello di una catena di soprusi. Delara Darabi, ventitreenne iraniana, è a rischio impiccagione per aver partecipato ad una rapina perpetrata dal fidanzato. Potrà salvarsi solo se l’intera famiglia della vittima accetterà il risarcimento in denaro. Le autorità iraniane hanno inflitto otto anni di reclusione alla giornalista trentunenne Roxana Saberi, con l’accusa di spionaggio in favore degli Stati Uniti. Sono state prese a sassate le donne di Kabul che protestavano contro l’approvazione da parte del parlamento della legge che regolarizza il diritto di famiglia per la minoranza sciita; la quale, stabilendo la totale subordinazione della moglie al marito, praticamente ne autorizza lo stupro. Ma se è vero che l’Iran è un campione di mentalità anti-femminile, è altrettanto vero che in 40 Paesi del mondo esistono leggi che discriminano la donna; le donne sono il 70% dei poveri e i due terzi dei 960 milioni di analfabeti. Fame, povertà, discriminazioni hanno fatto negli ultimi due decenni due milioni di vittime. E la condizione femminile continua a peggiorare. Lo denuncia il rapporto 2008 del Fondo delle Nazioni Unite per la popolazione. Fattori culturali non permettono alle donne l’accesso alle cure, all’informazione, all’istruzione, ai servizi e alle risorse. Peggiora anche lo stato di salute: sono in aumento casi di Hiv/Aids, mortalità da parto o gravidanza (ogni giorno muoiono oltre 1.500 donne, molte per aborti in condizione di rischio), violenze fisiche o sessuali, mutilazioni genitali. Ogni anno su 51 milioni di adolescenti sposate, 14 milioni diventano madri. In Cina il 12% delle gravidanze di feti di sesso femminile termina con un aborto. In Pakistan le donne, se si ammalano, ricevono meno cure.

© 2009 Romina Gobbo 
pubblicato su Corriere Vicentino – anno X – n. 5 – Maggio 2009

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