Un’anfora per non lasciare sole le donne

Da un anno un’anfora percorre l’Italia. La portano due donne, e a due donne di tante regioni, paesi e città, la consegnano. E’ un simbolo, il testimone di una staffetta contro la violenza sulle donne. Una violenza che spesso ha il volto di un marito, un collega, un condomino, un amico, un parente. Com’è difficile guardarsi le spalle da chi si pensa di conoscere! E così sei milioni e quasi 750mila donne nel corso della loro vita hanno subito qualche forma di violenza: fisica, sessuale, psicologica, morale; 50mila l’anno vengono uccise dai familiari e, per quelle tra i 14 e i 44 anni, il rischio di subire brutalità o stupri è più alto del rischio di cancro, incidenti o malattie. Per gridare contro un fenomeno trasversale, che non tiene conto di confini, redditi, o cultura, l’anfora arriverà a Vicenza venerdì 16 ottobre e, per tre giorni, ci saranno dibattiti, riflessioni, momenti musicali, di danza, mostre e reading. Alzare la voce è necessario, perché lo stigma, la vergogna e la paura fanno sì che il dramma per lo più resti confinato tra le mura domestiche. E infatti ancora troppo poche sono le denunce. Invece, non bisogna aver paura di urlare il proprio orrore. Per questo alcune donne di Vicenza, Montecchio Maggiore e Creazzo hanno voluto che la staffetta, partita dalla Sicilia, passasse anche nel Vicentino. Con un corollario: il pomeriggio di sabato 31 ottobre, all’auditorium Canneti, ci sarà il convegno “Il silenzio degli innocenti”. L’anfora concluderà il viaggio a Brescia il 25 novembre, che l’Onu ha proclamato Giornata internazionale della lotta contro la violenza alle donne. Non rivendicazione, ma sensibilizzazione. “E’ un’anfora di speranza, di coraggio, di incontro – dicono le organizzatrici -. Accoglierà i messaggi che le donne vorranno porvi. Perché non siano più pensieri solitari. Perché nella solitudine si perpetra la violenza, mentre la forza viene dall’unione”.

© 2009 Romina Gobbo 
pubblicato su Corriere Vicentino – anno X – n. 10 – Ottobre 2009

 

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