Con i proclami non si sistemano i conti

Ecco, ci risiamo con la storiella del taglio degli stipendi dei parlamentari. Fa sempre molta presa sull’immaginario collettivo. Perché, se in tempi di vacche grasse si fa meno caso agli sprechi, quando gli viene chiesto per l’ennesima volta di tirare la cinghia, anche il cittadino italiano medio una domandina se la pone. E, allora, a cercar di tacitare gli animi, arriva prontamente la boutade del solito Calderoli, che alle provocazioni non è nuovo: “Via il 5%dai compensi dei parlamentari”. Questo “buon esempio” dei nostri politici dovrebbe aiutarci a stare buoni quando si abbatterà l’ascia dei nuovi tagli previsti nella mini-manovra finanziaria che il governo varerà a breve per far fronte alla crisi internazionale, perché adesso si è accorto che la crisi c’è. A quanti si sentono soddisfatti dal sapere che anche per i governanti sono in arrivo sacrifici, va detto che questo 5 per cento significa per loro dai 5 agli 800 euro circa al mese. Una bazzecola per chi prende gli stipendi pubblici più alti d’Europa: i deputati circa 10mila euro al mese; i senatori circa 13mila; i ministri circa 17mila (il “circa” è d’uopo, perché le cifre reali sono difficilissime da sapere). Perciò, niente lacrime e sangue, per loro. Al massimo, potranno un po’ incupirsi, e dovranno – che so – bere qualche caffè in meno. Tutto ciò comporterà un risparmio di 8 milioni l’anno per il Paese, praticamente inutile ai fini del risanamento. Forse guardando bene nei meandri del bilancio dello Stato, si potrebbe trovare qualche voce su cui far scendere le forbici, tipo costose consulenze tecniche chieste all’esterno dai membri delle commissioni (ma non sono composte da tecnici?), oppure spese per ristoranti, trasporti, trasferimenti (dove?), cellulari, auto blu, gadget… I proclami altisonanti riempiono le pagine dei giornali ma non sistemano i conti pubblici.

© 2010 Romina Gobbo 
pubblicato su Corriere Vicentino – anno XI – n. 6 – Giugno 2010

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