La rivolta ineluttabile della speranza

La situazione nel Maghreb. L’analisi del giornalista di origini congolesi Jean-Léonard Touadi

«La violenza che in queste settimane è esplosa in Africa, nel Maghreb, è la tragica conseguenza del degenerare di una situazione politico-sociale che procede da anni». Per questo a Jean-Léonard Touadi, giornalista originario del Congo Brazzavile e primo parlamentare italiano di colore, le reazioni di sorpresa del mondo occidentale suscitano un sorriso. «Sono abbastanza stupito della sorpresa dei governi occidentali per ciò che sta avvenendo. Sono anni che gli osservatori, i sociologi, gli economisti dicono che in questi Paesi c’è una bomba demografica, sociale, frustrazione e rabbia, che presto o tardi sarebbero esplose. Una prima avvisaglia si è avuta ad Algeri, nell’88, con la rivolta del pane, che ha aperto la strada al fondamentalismo. Nel frattempo, noi mondo occidentale, abbiamo tollerato dei veri e propri satrapi in nome dell’equilibrio e della stabilità. In Tunisia in modo vergognoso, perché lì ci sono di mezzo i nostri investimenti, idem in Egitto. Hanno chiuso gli occhi i governi, ma anche l’opinione pubblica, perché quel ragazzo di vent’anni che ti viene a prendere all’aeroporto per portarti all’albergo di lusso, e a cui tu dai cinque euro di mancia, quello là è un laureato, non si potrà accontentare a lungo della mancia che cade dalle mani, seppure generose, del turista». In pratica, sostenendo Gheddafi, Mubarak, Ben Ali… con la scusa di arginare il fondamentalismo, abbiamo ottenuto l’effetto contrario. «Certo. Noi dobbiamo rovesciare il ragionamento. La rabbia sociale fa il gioco del fondamentalismo. Nei suk e nelle medine di questa città i fondamentalisti parlano anche di giustizia sociale, di lotta alla corruzione. Noi abbiamo preparato loro il terreno. Questo ci deve far riflettere. Abbiamo tralasciato la giustizia sociale, la promozione delle democrazie e abbiamo chiuso un occhio sulla corruzione. Su questi punti la rabbia è esplosa». Grazie a una popolazione sempre più matura e consapevole dei propri diritti. «Il 70 per cento della popolazione di quella fascia geografica ha meno di trent’anni e usa internet, perciò sa esattamente che cosa succede nel mondo. Questi ragazzi padroneggiano i social network. Che importa se i regimi controllano la stampa o i media televisivi? Il muro del pensiero unico ormai è caduto”. Algeria, Tunisia, Egitto. Dobbiamo aspettarci che la protesta dilaghi ulteriormente? “E’ riduttivo parlare di rivolta del pane, questa è una rivolta della speranza. L’effetto contagio è ineluttabile. Come i birilli. Ne cade uno e trascina gli altri, perché la struttura del potere, delle connivenze tra i nostri governi e quelli africani, è la stessa ovunque».

© 2011 Romina Gobbo

pubblicato su La Voce dei Berici, 30 gennaio 2011

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