Una comune matrice per le Chiese cattoliche

Tutte le Chiese cattoliche in Medio Oriente, così come ciascuna comunità cristiana nel mondo, risalgono alla prima Chiesa cristiana di Gerusalemme, unita dallo Spirito Santo nel giorno della Pentecoste. Esse si divisero nel V secolo, dopo i Concili di Efeso e Calcedonia, principalmente per questioni cristologiche. Questa prima divisione diede vita alle Chiese conosciute oggi con il nome di “Chiesa Apostolica Assira d’Oriente” (che veniva chiamata nestoriana) e “Chiese Ortodosse Orientali”, cioè le Chiese copte, siriane e armene, che venivano chiamate monofisite. Spesso tali divisioni ebbero luogo anche per i motivi politico-culturali, come mostrano i teologi medievali d’Oriente appartenenti alle tre grandi tradizioni denominate “melchite”, “giacobite” e “nestoriane”. Gli stessi teologi hanno sottolineato che alla base di tale divisione non c’era alcun motivo dogmatico. Ci fu, in seguito, il grande scisma dell’XI secolo, che separò Costantinopoli da Roma e, successivamente, l’Oriente Ortodosso dall’Occidente Cattolico. Successivamente, in uno sforzo d’ecumenismo si formarono le Chiese cattoliche orientali: armena, caldea, melchita, siriaca e copta. All’inizio tali Chiese furono tentate dalla polemica con le Chiese ortodosse sorelle, ma spesso difesero strenuamente l’Oriente cristiano. La Chiesa maronita ha mantenuto la propria unità in seno alla Chiesa universale e non ha conosciuto, nel corso della sua storia, una divisione ecclesiale interna. Il Patriarcato Latino di Gerusalemme, istituito con le crociate, fu ristabilito nel XIX secolo, grazie alla presenza continua, dall’inizio del XIII secolo, dei padri Francescani, specialmente in Terra Santa. Oggi le Chiese cattoliche d’Oriente sono sette, in maggioranza arabe o arabizzate. Alcune di loro sono presenti anche in Turchia e Iran. Provengono da tradizioni culturali, e dunque anche liturgiche, differenti: greca, siriaca, copta, armena o latina, il che costituisce la loro ammirabile ricchezza e complementarietà. Esse sono unite nella stessa comunione con la Chiesa universale attorno al Vescovo di Roma. Oggi nei Paesi del Medio Oriente si stanno affacciando nuove religioni, con l’arrivo di lavoratori immigrati dall’Etiopia e soprattutto dal Sudan, e di asiatici, principalmente dalle Filippine, dallo Sri Lanka, dal Bangladesh, dal Nepal, dal Pakistan e dall’India. Ma l’avventura di questi emigranti è molto amara, se misurata sulle libertà religiose e civili. L’arcivescovo di Addis Abeba, Berhaneyesus Demerew Souraphiel, intervenuto al Sinodo sul Medio Oriente che si è tenuto a Roma a ottobre 2010, ha detto che le migliaia di donne che partono ogni anno dall’Etiopia per il Medio Oriente, come lavoratrici domestiche, per ottenere i visti d’ingresso “cambiano i loro nomi musulmani e si vestono come musulmane”, e sono così “indirettamente forzate a rinnegare le loro radici”.

© 2011 pubblicato su La voce dei Berici – inserto “Libertà religiosa nel mondo” – domenica 12 giugno 2011

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