Verona. L’emarginazione raccontata da Gassman

Vedere Alessandro Gassman in teatro è sempre un piacere, perché ti fa pensare che il cognome, sì aiuta, ma poi il resto uno se lo costruisce da solo. Lo spettacolo Roman e il suo Cucciolo, di Reinaldo Povod, andato in scena fino al 4 dicembre al Teatro Nuovo di Verona, lo ha visto impegnato in una performance fisica e psicologica notevole. Gassman ha studiato davvero, per riuscire a recitare come un clandestino rumeno, instabile, cocainomane e violento. Si tratta di un testo contemporaneo che, negli anni Ottanta, ottenne grande successo a New York, con protagonista Robert De Niro. In Povod, i protagonisti sono esuli cubani, nell’adattamento di Edoardo Erba, tutto si svolge all’interno della comunità rumena, in una periferia urbana del nostro Paese. È una storia di emarginazione e di degrado, che rimanda alla sfida del terzo millennio, l’integrazione degli immigrati. Perché magari non ce ne siamoa ccorti, ma la fisionomia e il tessuto sociale delle nostre città sono già cambiati. Ma è anche un dramma familiare e sociale. È il rapporto nevrotico di un padre (Gassman, anche regista), con il figlio adolescente, Cucciolo (un bravissimo Giovanni Anzaldo), che sogna “di fare l aprosa”, ma sceglie l’eroina, in un circolo vizioso che gli imepdisce di vedere delle reali prospettive di vita diverse. Assieme a loro, un pugliese (Manrico Gammarota), socio di “tirate” di Roman, un altro spacciatore (Matteo Taranto), un intellettuale tossico (Sergio Mrogrossi, moderno Tiresia sballato) e una giovane prostituta (Natalia Lungu). Gassman, insomma, non si fa mancare nulla. I suoi malaffari sono un modo per guadagnare denaro e assicurare al fuglio un futuro migliore, ma l’epilogo è tragico.

Lo spettacolo è prodotto dalla Società per Attori, dal Teatro Stabile del Veneto e dal Teatro Stabile d’Abruzzo, e Gassman lo dedica ad Amnesty International.

© 2011 Romina Gobbo 

pubblicato su La Voce dei Berici – domenica 11 dicembre 2011

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