Contro il silenzio suona la campana

«Di questo passo non rimarranno più cristiani in Siria». A dirlo è fra Halim Noujaim, responsabile della regione di San Paolo (Siria, Giordania e Libano) dei frati minori, all’indomani dell’uccisione (il 23 giugno) da parte di estremisti islamici, di padre François Mourad, monaco cattolico eremita, accolto nel convento di Sant’Antonio – nel villaggio di Ghanassieh -, di proprietà della Custodia di Terra Santa.

Un paio di giorni dopo, la Custodia ha smentito fermamente la notizia della decapitazione di tre frati francescani in Siria, circolata a seguito di in un video postato su Youtube. È evidente che a qualcuno fa gioco sventolare la bandiera della guerra confessionale. Tuttavia, l’assalto al convento c’è stato, ed ora l’edificio è occupato dalle milizie di Jabat al Nusra, mentre i frati hanno dovuto spostarsi sulla costa.

Di certo, per i cristiani della Siria questo non è un buon periodo. Secondo il Rapporto pubblicato da Open Doors International (l’Agenzia di soccorso ai cristiani perseguitati, fondata dal missionario evangelico olandese, Anne van der Bijl), “nella prima fase del conflitto non si registravano attacchi mirati ai cristiani in quanto tali. Col tempo, la progressiva settarizzazione della guerra civile ha registrato un aumento di omicidi rapimenti, stupri e violenze ai danni dei cristiani, compiuti da gruppi salafiti e jihadisti”. Non dimentichiamo che, dal 22 aprile scorso, sono ancora in mano ai rapitori i due vescovi di Aleppo: il greco-ortodosso Boulos Yazigi e il siriaco-ortodosso Yohanna Ibrahim.

Ma il conflitto siriano sta destabilizzando tutto il Medio Oriente. La paura alimenta l’esodo dei cristiani di tutta l’area (fino al 1948 rappresentavano il 20 per cento della popolazione, oggi sono circa il 6 per cento; in Terra Santa non arrivano al 2 per cento; la nazione con il maggior numero di cristiani resta il Libano). «Ho visitato una ventina di parrocchie a Baghdad – dice il patriarca caldeo mons. Louis Sako – e mi sono accorto che nelle comunità è rimasto solo chi non ha i mezzi per andarsene. I ricchi, i professionisti, gli intellettuali sono tutti espatriati in Occidente».

I religiosi tengono duro. Le sorelle del Buon Pastore aiutano gli sfollati ad Aleppo e Homs, le suore trappiste, dal loro monastero fra Homs e Tartus, ai confini col Libano, “entrano in dialogo con i musulmani attraverso la preghiera”.

In un villaggio a nord di Aleppo vive il francescano p. Hanna Jallouf. Nonostante le minacce degli islamisti, la “voce” della sua campana si alza ogni giorno, e stride con il silenzio colpevole della comunità internazionale.

© 2013 – Romina Gobbo

Pubblicato su La Voce dei Berici – domenica 7 luglio 2013

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