Voci di silenzio sottile. A lezione di legalità – Voices of subtle silence. A lesson in legality – أصوات الصمت خفية. درس في الشرعية

Non passa giorno che i Media non riservino spazio a notizie legate al cosiddetto “pianeta carcere”. Ultime, ma solo in ordine di tempo, quelle pubblicate sul nuovo decreto legge del 1 luglio scorso. Il sovraffollamento delle carceri è all’ordine del giorno dei politici e ai primi posti dell’agenda setting di un Paese come l’Italia che è guardata a vista, su questo, dall’Europa. Ma, nonostante un contesto di estrema mobilitazione, almeno verbale e mediatica, parole come pene alternative, recidiva, mediazione penale, giustizia riparativa, reinserimento sociale e alcune informazioni basilari sull’ambiente del carcere sono sconosciute ai più, così come, purtroppo, molto frequentemente, rimane nell’ombra il soggetto-vittima, troppo spesso citata, negli ambienti carcerari, in considerazione di una pena risarcitoria (giorni di carcere e pene pecuniarie) ma mai all’interno di una valutazione psicologica. Ecco perché, il Progetto Jonathan, casa-accoglienza con sede a Vicenza per detenuti in pene alternative – da anni in prima fila per portare una corretta informazione su queste tematiche – organizza, venerdì 27 settembre 2013, non una giornata di sensibilizzazione, ma una giornata di conoscenza sui temi citati che va oltre i confini degli addetti ai lavori e che prevede un convegno a ingresso gratuito aperto alla cittadinanza e un Progetto di avvicinamento che coinvolge una cordata di Media esaltandone il ruolo di servizio pubblico su un tema quanto mai delicato e spesso reso tabù.

L’obiettivo è quello di cominciare ad avere più informazione, meno paura e più conoscenza per una società civile che parta dalla legalità, sottolineando il fatto che un detenuto è una persona che fa parte della società e che, prima o poi, in società ritornerà. Per questo la sicurezza della collettività parte anche e soprattutto da un rientro e un’integrazione ottimale di un ex detenuto. Val la pena di ricordare, in questa sede, che la recidiva, ovvero la reiterazione di un reato, per i detenuti che usufruiscono delle pene alternative, si abbassa all’8 % contro il 70% di chi sconta la pena solo in carcere.

Sono stata invitata a parlare di legalità e media, ovvero come passa questo tema su stampa e tv. Il taglio di una notizia fa sempre la differenza. Grande, quindi, è la responsabilità dei giornalisti per far sì che i cittadini possano costruirsi un’opinione che si basi su dati veri, e possano così consapevolmente intervenire sul dibattito attuale legato al carcere, alle penne alternative, alla sicurezza, alla mediazione penale.

 

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