Velo da sposa, velo di tristezza

“Nei suoi occhi un velo. Da sposa”. È uno degli slogan della campagna del Ciai (Centro aiuti per l’infanzia) contro i matrimoni precoci in India. Ma quel velo, in realtà, è più un“velo di tristezza”, perché, nonostante la legge indiana nel 2006 abbia dichiarato illegale il matrimonio infantile (Children Marriage Prohibition Act), fissando l’età minima a 18 e 21 anni, rispettivamente per ragazze e ragazzi, tale pratica resta ampiamente praticata in vari Stati, specialmente nelle aree rurali.

Benché si verifichi anche in altri Paesi in via di sviluppo, nella sola India si concentra un terzo di tutte le mogli bambine del pianeta. L’India, tra l’altro, non ha firmato la recente Risoluzione promossa dalle Nazioni Unite contro il fenomeno delle spose bambine, sostenuta da 107 Paesi nel mondo.

«Se mi fossi sposata presto, la mia vita sarebbe stata rovinata», dice Sunitha, 18 anni. I suoi genitori volevano darla in moglie, ancora bambina, a un uomo di 34 anni, perché in famiglia c’erano altri 3 minori a cui provvedere, e il lavoro del papà, pescatore, non bastava. Ma lei si è rifiutata, si è iscritta a un corso di taglio e cucito e oggi lavora in una sartoria. È solo grazie alla sua caparbietà che oggi Sunitha può essere indipendente e contribuire al fabbisogno familiare. Sunitha sapeva che avrebbe trovato appoggio perché era a conoscenza delle attività del Ciai e del suo partner locale, Butterfly (Ong con sede a New Delhi). Per altre ragazze è più difficile. «Per lo più, sono non istruite e inerti, e quindi percepite come un peso per la famiglia», spiega Veronica Lattuada, referente del progetto per il Ciai “No alle spose bambine”. «Questo vissuto le rende incapaci di apprezzare sé stesse, di darsi un valore. Senza contare che in alcuni villaggi la pratica della dote è ancora ben presente. Avere due, tre figlie femmine, dalla famiglia è considerata una disgrazia. Negligenza e abbandono sono all’ordine del giorno. Questi matrimoni, pertanto, sono sia la causa che la conseguenza di una situazione di povertà, di ignoranza e, conseguentemente, della mancanza di potere da parte delle donne, di scegliere, prendere decisioni sulla propria vita e su quella dei propri figli».

SI PUÒ SOSTENERE IL PROGETTO DEL CIAI AL NUMERO 45505 FINO AL 12 APRILE

«Ricerche e analisi hanno dimostrato che esiste una correlazione molto forte tra educazione e matrimoni precoci. L’istruzione è il primo tassello per combattere le discriminazioni di genere», spiega Paola Crestani, presidente del Ciai. Per questo, l’associazione ha scelto di intervenire, oltre che in maniera diretta, denunciando discriminazioni e abusi, anche attraverso l’innalzamento della scolarizzazione, la creazione di opportunità di lavoro per le ragazze, la sensibilizzazione e la formazione. Saranno, pertanto, realizzati programmi di educazione sessuale per gli adolescenti e creati gruppi di giovani “protagonisti”, che svolgano la funzione di facilitatori e sentinelle di casi di discriminazione e abuso.

Per contribuire a “No alle spose bambine”, basta un sms (valore di 2 euro) al numero solidale 45505, già attivo dal 17 marzo e fino al 12 aprile. La raccolta fondi permetterà di realizzare un progetto a favore di 780 adolescenti, di cui 390 tra bambine e ragazze, in 26 villaggi (coinvolgerà anche 1.560 tra genitori e parenti e 180 rappresentanti di istituzioni locali).

Il lavoro si concentrerà nelle isole Andamane, a Sud dell’India, povere di infrastrutture e con limitate opportunità di sviluppo economico e sociale. Praticamente sconosciute fino a qualche anno fa, le isole sono venute alla ribalta della cronaca a seguito dello tsunami, in quanto furono particolarmente colpite dall’evento atmosferico catastrofico. Il contesto sociale presenta un tasso di abbandono scolastico molto alto, con un’irrisoria percentuale di ragazze che riescono a proseguire gli studi. Il fenomeno delle “spose bambine” è molto diffuso, con gravidanze precoci e pericolose. I decessi legati al parto rappresentano una quota importante della mortalità complessiva tra le ragazze di età compresa tra 15 e 19 anni (nel mondo, ogni anno, 50.000 ragazze muoiono per queste cause). Nelle Andamane, la povertà non è solo economica, ma anche relazionale, con poca attenzione alla protezione dei minori, anche da parte dei genitori. Nelle famiglie, nella comunità, tra le stesse donne, non vi è alcun consapevolezza rispetto al concetto di violenza di genere, alle sue implicazioni e alle conseguenze legali.

TANTI I TESTIMONIAL DELLA CAMPAGNA. FRA CUI GIOELE DIX

«L’obiettivo finale», continua Lattuada, «è promuovere l’uguaglianza di genere. I maschi devono essi stessi farsi promotori dei diritti delle ragazze. Ecco perché noi li coinvolgiamo sempre. Il mondo è fatto di donne e di uomini. Tuttavia, è confermato che una donna che ha la sua autonomia, un certo potere decisionale, ha un effetto benefico per sé e per la propria famiglia. Diventa più capace di educare i figli nel senso del cambiamento delle logiche tradizionali. Non è un caso che tutti i progetti di microcredito siano rivolti alle donne, all’unanimità riconosciute più affidabili».

D’altra parte, solo i giovani possono essere i fautori dei cambiamenti sociali nella comunità. «Per questo», conclude Lattuada, «è essenziale il coinvolgimento dei membri dei PRI (Panchayat Raj Institutions). Sono i Parlamenti locali dei ragazzi, che il Ciai ha promosso fin da quando, nel 1977, è approdato in India, e che ormai sono ben rodati. Nel doposcuola, gli studenti discutono i loro problemi, dibattono su diritti e doveri, e poi, una volta all’anno, si recano nei consigli di villaggio, ed espongono agli adulti le loro richieste. È un interessante esercizio di democrazia. Proprio in questi incontri si è cominciato a parlare di maltrattamenti in famiglia e matrimoni forzati. C’è stato il caso di un’insegnante violenta a scuola. I ragazzi hanno denunciato. Sembrano cambiamenti piccoli, ma sono molto grandi per una società che fino ad oggi ha escluso dal potere una grande fetta di popolazione: i dalit, i poveri, gli analfabeti e, appunto, donne e bambini».

Tra i testimonial della Campagna, l’attore Gioele Dix, che ha registrato lo spot tv e ha dato la voce per lo spot radio.  Ma ci sono altri nomi noti: Gianluca Guidi, Gianmarco Tognazzi, Marco Ardemagni, Maria Amelia Monti, Gianpiero Ingrassia, Marco Columbro, e tanti altri. Emittenti televisive e radiofoniche si sono unite, offrendo spazi gratuiti per la promozione. Gli atleti di Firenze Corre, manifestazione che coinvolge cittadini fiorentini e toscani appassionati di jogging, dedicheranno alla Campagna la giornata di mercoledì 2 aprile: circa 1.000 partecipanti indosseranno un braccialetto di tulle, tessuto tipico del velo da sposa.

 

© 2014 Romina Gobbo

pubblicato su famigliacristiana.it – 1 aprile 2014

 

http://www.famigliacristiana.it/articolo/velo-da-sposa-velo-di-tristezza.aspx

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: