Pellegrini con Francesco. Caritas Baby Hospital. «Noi ci siamo» per i bambini bisognosi di cure

82 posti letto, 35mila visite ambulatoriali ogni anno, più di 4.000 ricoveri: sono le cifre del Caritas Baby Hospital di Betlemme. Le porte dell’unico ospedale pediatrico della Palestina sono aperte ogni giorno, senza interruzione, dal 1952, per tutti i bambini ammalati e per le madri, indipendentemente dalla loro religione e dall’estrazione sociale. Offre gratuitamente la sua assistenza (14 medici, 2 reparti di pediatria, uno di neonatologia, 220 dipendenti tra infermiere e collaboratori) a chi non può sostenere (il 95% di chi vi si rivolge) i costi di una visita o di un ricovero. “Noi ci siamo” è il motto dell’ospedale e la carta di identità di chi ci lavora. Si narra che il fondatore, il padre valdese Ernst Schnydrig, la notte di Natale del 1952, vide fra le tende dei profughi palestinesi, fuggiti dalla prima guerra arabo-israeliana del ’48, un padre scavare la fossa per il figlio morto di stenti. Da allora, si pose l’obiettivo di assicurare l’assistenza sanitaria di base ai bambini palestinesi, convincendo le Caritas di Svizzera e Germania a sostenere i suoi progetti. Dal 1975, la gestione è affidata alle suore Elisabettine di Padova.

L’ospedale – che costa quasi nove milioni di euro all’anno – non gode di sovvenzioni pubbliche, né di sostegno da parte di enti: l’unica forma di sostentamento su cui conta e che copre il 95% delle spese, sono le donazioni dei privati, benefattori e pellegrini che vengono in visita e si innamorano di quest piccola oasi di pace e di carità. Nell’area, che comprende Betlemme ed Hebron, vivono circa 300mila bambini, privi di una reale possibilità di assistenza sanitaria: perciò, il Caritas Baby Hospital rappresenta una struttura insostituibile.

Anch’esso, però, deve fare i conti col muro e con i check-point. Il che significa che quando un bambino necessita di essere curato a Gerusalemme, comincia la trafila burocratica: richiesta del permesso per il transito dell’ambulanza, ma anche per il bambino e la famiglia, che va controllata, perché non rappresenti “un pericolo per la sicurezza di Israele”.

 

© 2014 Romina Gobbo

da Betlemme

pubblicato su La Voce dei Berici – speciale Pellegrini con Francesco – domenica 25 maggio 2014

 

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