Pellegrini con Francesco. Dal gesuita “ne vedremo delle belle”

Non era passato neppure un anno di Pontificato, quando la rivista Forward – storica voce dell’ebraismo a stelle e strisce – ha deciso di inserire Papa Francesco nell’edizione 2013 della Forward 50, la sua annuale galleria di personaggi. Non essendo ebreo, è stato inserito come “fuori quota”, ma la motivazione era ben precisa: Bergoglio “ha fatto del miglioramento con il mondo ebraico una questione chiave; non ha perso occasione per denunciare l’antisemitismo e progetta una visita in Israele il prossimo anno”.

Un auspicio che si è avverato, visto che Papa Francesco è in partenza per la Terra Santa. Ne parliamo con il professor Gadi Luzzatto Voghera, docente, a Padova, al Center for Italian and European Studies della Boston University, e all’Università degli Studi. Da tempo, si occupa di storia degli ebrei e di didattica della Shoàh e dell’antisemitismo. Tra le sue pubblicazioni più recenti: Rabbini (2011), Antisemitismo a sinistra (2007), Gli ebrei e la destra (2007), Pensare e insegnare Auschwitz (2004), Il prezzo dell’uguaglianza: il dibattito sull’emancipazione degli ebrei in Italia, 1781-1848 (1998), Antisemitismo (1997).

“Un cristiano non può essere antisemita”: con questo riferimento ad una frase di Pio II, al tempo della Seconda Guerra mondiale, Bergoglio chiarisce il suo pensiero. Professore, che cosa ne pensa?

«Non mi sento direttamente interessato a quanto Bergoglio dice. Mi limito a registrare una sua capacità di intervento molto concreta. Interventi che vanno al di là della retorica dei discorsi politici o di certe pratiche. Questo ha costretto anche il mondo ebraico a farsi più concreto. Non è stato indifferente questo primo anno di Pontificato. L’elezione di Bergoglio ha influito in Israele sull’elezione dei due nuovi rabbini capo, l’ashkenazita Rav David Lau, e il sefardita Rav Yitzhak Yosef che, nel presentarsi in campagna elettorale, hanno parlato di qualcosa di concreto (il Gran Rabbinato d’Israele è l’organo religioso supremo ebraico dello Stato di Israele. Sono sempre attivi due rabbini capo, un ashkenazita e un sefardita. Gli ebrei ashkenaziti sono i discendenti delle comunità ebraiche medievali della valle del Reno; il termine si riferisce agli ebrei europei in genere. I sefarditi sono gli ebrei che abitavano la penisola iberica, ndr). Bergoglio è portatore di questa nuova aria: l’idea che le grandi religioni non si influenzino l’una con l’altra, viene un po’ messa in discussione. Lui, comunque, era già abituato ad avere rapporti con l’ebraismo sudamericano. È una cosa curiosa questo suo rapporto amicale con il rabbino Skorka. Nei media ebraici, c’è stato molto entusiasmo. Skorka è un rabbino in realtà poco conosciuto, è un ebreo cauto, prudente; un atteggiamento non sempre in sintonia con il mondo ortodosso, anzi, a volte, addirittura in polemica. Rappresenta, perciò, l’espressione di una disunità. È anche vero che Bergoglio, da Papa, ha aperto le porte a tutte le rappresentanze ebraiche. Non ha problemi a farsi fotografare con chi potrebbe essere difforme dal mondo cattolico. È un comunicatore semplice».

Passi avanti, dunque, nei rapporti cattolici-ebrei?

«Passi avanti, ma con qualche scivolata. Proprio a fine marzo, c’è stata la prima polemica nella stampa ebraica italiana. Commentando brani evangelici di corredo alla Pasqua, Bergoglio ha parlato dei “farisei” (assieme a sadducei e dottori della legge, ndr) come di una casta sorda ai lamenti del popolo. È un po’ riprendere la polemica di Gesù contro chi svuotava la legge. Subito, dalla stampa ebraica si è avuta una levata di scudi: sono corsi a dire che anche Gesù era fariseo e parlava da rabbino ai rabbini. Perciò, fariseo è sinonimo di ebreo. È strano che proprio Bergoglio abbia usato queste parole, visto che, da buon gesuita, è preparatissimo. Evidentemente, non ha colto l’ipersensibilità del mondo ebraico».

Storia travagliata quella degli ebrei?

«Storia lacrimosa? No. Semplicemente, una lunga convivenza con altri popoli in luoghi diversi. Una convivenza sociale normale, regolata. Il popolo ebraico è molto abituato al nomadismo; ha sempre avuto una grande capacità di spostamento. Ma è stato anche un popolo stanziale; nei ghetti, per esempio, ha trovato il suo equilibrio. Si è verificato anche un minimo aumento demografico. Chi stava male, poteva decidere di andarsene. È, dunque, una storia punteggiata sia di momenti difficili, che di momenti normali. Ma è la storia di un popolo di minoranza, con tutto quello che ne consegue».

Ma c’è anche una dimensione politica nella visita in Israele.

«Bergoglio come capo di Stato e lo Stato di Israele è un rapporto che dev’essere ancora sviluppato. Per esempio, per quanto riguarda la gestione di certe aree e di certi luoghi santi. Forse ne discuteranno. L’ambasciatore israeliano in Vaticano è un uomo colto, ma gli scontri ci sono. I cristiani in Israele tendono ad andarsene; forse interverrà su questo punto. Ma, comunque, è un uomo sanguigno, abituato a parlare in presenza di tensioni. Il Sudamerica non ne è certamente privo. Sarà un viaggio sicuramente importante, e lui sarà capace di dire cose importanti. Il Papa e il mondo ebraico sono abituati a dialogare. Lui è uomo del Concilio Vaticano II e una parte del mondo ebraico – non tutto il mondo ebraico – ha accolto quel Concilio. Quando si riesce a parlare anche con gli altri, è importante. In un anno Bergoglio è riuscito a dire cose molto forti. Non mi aspetto cose tranquille. Un Papa tedesco non avrebbe potuto andarci, Bergoglio sì».

C’è ancora antisemitismo?

«C’è, ma è un linguaggio politico molto moderno, molto contemporaneo. È diverso dal tradizionale anti giudaismo cattolico. Lo scontro sull’Ucraina, per esempio, è fortemente incentrato sull’antisemitismo. Infatti, l’ambasciatore russo all’ONU, Vitaly Churkin, ha giustificato l’intervento nel Paese, dicendo che l’Ucraina occidentale è in mano a ‘estremisti armati e antisemiti’, chiaramente un linguaggio molto strumentale».

 

© 2014  Romina Gobbo

pubblicato su La Voce dei Berici – speciale Pellegrini con Papa Francesco – domenica 25 maggio 2014

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