Il desiderio di Gilberte è di tornare in Cameroun

 

È arrivata all’aeroporto internazionale di Montreal-Trudeau, venerdì 6 giugno, al mattino presto, suor Gilberte Bussière. Sta bene, è in famiglia, con la cara mamma di 97 anni, ma si sta sottoponendo ad alcuni accertamenti medici.

«È necessario lasciarla tranquilla” – mi dice al telefono suor Josephine Badali – superiora della congregazione di Notre Dame di Montreal (fondata da santa Margherita Bourgeoys). E continua: «Siamo così felici per la liberazione della nostra cara sorella e dei due sacerdoti vicentini». Poi è tutto un ringraziare don Giampaolo Marta e don Gianantonio Allegri, per aver supportato la loro sorella, per essersi presi cura di lei.

Le dico che anche loro vogliono ringraziare suor Gilberte, che hanno detto essere stata la loro forza. E suor Josephine sottolinea che la forza di tutti è stata l’essere insieme, “pregare insieme, leggere il Vangelo, recitare il rosario…”. Per suor Gilberte “è stata una straordinaria esperienza religiosa”. Suor Josephine ha anche un pensiero affettuoso per don Giampaolo, che conosce, perché l’ha incontrato, assieme a don Damiano Meda, in un suo viaggio in Cameroun qualche anno fa. «Mi raccomando, me lo saluti tanto».

Per suor Gilberte il desiderio resta quello di tornare in Cameroun, ma, ovviamente, non potrà essere un desiderio da realizzarsi a breve, sia per motivi di salute, che per la pericolosità della zona. Suor Josephine è consapevole dei rischi crescenti – le dico che anche la Diocesi di Vicenza è in un momento di riflessione -, ma ci tiene a precisare che per la sua congregazione l’affetto nei confronti del Paese africano resta immutato. Dove il servizio continua, sia a Tchéré, dove sono rimaste le tre sorelle camerunesi che vivevano con suor Gilberte, che a Makak (comunità rurale, che si trova nella Provincia centrale, primo luogo dove la congregazione arrivò, nel 1970), nella capitale Yaoundé, a Douvangar (nell’Estremo Nord), Kumbo (seconda città della Regione del Nordovest), Ngaoundéré (capoluogo della provincia di Adamaoua/Adamawa), dove le sorelle canadesi hanno altre case ed attività.

Il loro impegno è rivolto in particolare all’istruzione dei ragazzi, all’educazione alla giustizia e alla pace, al sostegno agli orfani, alla formazione delle catechiste, al discernimento vocazionale di giovani donne che si avvicinano alla Chiesa, all’aiuto in parrocchia, proprio ciò che suor Gilberte faceva accanto a don Giampaolo e don Gianantonio. Insomma, l’obiettivo è la crescita umana e spirituale degli uomini e donne camerunesi, al motto di “to be with” (essere con), perché, per le sorelle canadesi, l’essere accettate dalla gente del posto è conditio sine qua non.

Ora che suor Gilberte è tornata a casa, suor Josephine non dimentica quanti ancora sono prigionieri in varie parti del mondo. «A loro e ai loro familiari vanno i nostri pensieri e le nostre preghiere».

© 2014  Romina Gobbo

pubblicato su La Voce dei Berici – domenica 14 giugno 2014

 

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