Gli altri rapiti

Martedì 27 maggio, il cooperante italiano, Federico Motka, rapito, il 12 marzo 2013, in Siria, ad Atmeh (uno dei campi profughi di siriani in fuga da Damasco, nella regione di Idlib), è atterrato a Roma, all’aeroporto di Ciampino, finalmente libero. Il primo giugno le campane a Vicenza hanno suonato a festa per la liberazione di don Giampaolo Marta, don Gianantonio Allegri, fidei donum vicentini in Cameroun, e di suor Gilberte Bussière, della congregazione di Notre Dame di Montreal, rapiti nella parrocchia di Théré-Tchakidjebè, nella notte fra il 4 e il 5 aprile.

Ma già il giorno dopo, il 2 giugno, qualcun altro veniva prelevato. Il gesuita padre Alexis Prem Kumar, è stato rapito in Afghanistan mentre si trovava in visita a una scuola per rimpatriati, nel villaggio di Sohadat, a circa 25 chilometri da Herat, capoluogo della regione ovest, da un gruppo di sei uomini armati non identificati. Padre Alexis è membro della provincia gesuita del Tamil Nadu, nel sud dell’India; era in Afghanistan da quattro anni come direttore della sezione locale del Servizio dei gesuiti per i rifugiati (Jrs).

Quanti sono i rapiti nel mondo? Il calcolo non è facile. Tentiamo una ricostruzione. Partiamo dall’Africa sub-sahariana; una delle zone fortemente a rischio è il confine tra Nigeria e Camerun: delle270 ragazze nigeriane, prelevate a scuola, una quarantina sono riuscite a scappare, le altre rimangono nelle mani dei rapitori. Per loro, si è mobilitata la first lady americana, Michelle Obama, che, con il sostegno di Unicef e Amnesty International, ha lanciato la campagna per la liberazione “Bring Back Our Girls”, alla quale hanno aderito la giovane attivista pakistana Malala Yousufzai, l’ex segretario di Stato, Hillary Clinton, l’attrice Angelina Jolie, la cantante Mary J. Blige e il rapper Chris Brown, e tante altre persone in varie parti del mondo.

Nella stessa zona di confine, ma in territorio camerunese, sono stati prelevati dieci cinesi, che lavoravano in una fabbrica edile. Sia per le ragazze che per i cinesi è arrivata la rivendicazione di Boko Haram, gruppo estremista islamista che imperversa in Nigeria e, appunto, nel territorio praticamente fuori controllo governativo, dell’estremo nord del Camerun.

In Siria, altro Paese fortemente interessato dai sequestri, manca all’appello, dal 29 luglio 2013, il romano padre Paolo Dall’Oglio. Il rapimento del gesuita, conosciuto per l’impegno nella promozione del dialogo islamo-cristiano, scomparso nel nord del Paese (è stato visto per l’ultima volta a Raqqa, capoluogo settentrionale), dilaniato dal 2011 dalla guerra civile, sembra essere opera dei jihadisti dell’Isis (acronimo di Stato islamico in Iraq e nel Levante), una formazione qaedista capeggiata da combattenti iracheni e di altre nazionalità. In realtà, l’Isis non ha mai rivendicato il rapimento. Padre Paolo, che aveva abbracciato la causa dei siriani anti-regime, sembra scomparso nel nulla, nonostante ogni tanto qualcuno lo dia per morto, com’è successo anche di recente.

Sempre in Siria, non si sa più nulla dal 22 aprile 2013, dei due vescovi di Aleppo, Gregorios Youhanna Ibrahim, metropolita per i siriaci ortodossi, e Boulos el-Yazji, metropolita per i greco-ortodossi, rapiti a Kafr Dael, una decina di chilometri da Aleppo, sul confine turco, da ribelli che combattono contro le forze governative (recentemente, fonti di Asia News hanno affermato che le trattative per i rilascio sono in corso, ma altro non è dato sapere). I due alti prelati stavano andando a cercare di aprire una strada per la liberazione di due preti aleppini, l’armeno-cattolico Michel Kayyal e il greco-ortodosso Maher Mahfouz, rapiti il 9 febbraio precedente, da un gruppo di ribelli armati sulla strada che da Aleppo conduce a Damasco.

Sono nelle mani dei sequestratori anche i tre padri Assunzionisti rapiti nella parte orientale della Repubblica Democratica del Congo (nella parrocchia di Notre-Dame des Pauvres di Mbau, a 22 chilometri da Beni e a 70 dalla sede episcopale di Butempo), il 19 ottobre 2012. Si tratta dei congolesi Jean-Pierre Ndulani, Anselme Wasikundi, Edmond Bamutute.

Dal 30 aprile 2014, il sacerdote ugandese padre John Ssenyondo, della congregazione dei missionari comboniani del Cuore di Gesù (MCCJ), è scomparso in Messico, nello stato di Guerrero (località Nejapa, in comune di Chilapa), dopo aver celebrato un matrimonio.

Restano nelle mani dei rapitori anche altri due italiani: il cooperante palermitano Giovanni Lo Porto, sequestrato in Pakistan, a Qasim Bela, nella provincia del Punjab, il 19 gennaio 2012, insieme a un collega tedesco; lavorava  per la Ong tedesca Welt HungerHilfe (Aiuto alla fame nel mondo), in particolare, era impegnato nella ricostruzione dell’area messa in ginocchio dalle inondazioni del 2011. Sarebbe nelle mani del gruppo talebano Tehrik-e-Taliban Pakistan, capeggiato da Hakimullah Mehsud. Poi c’è il tecnico Gianluca Salviato, di origini veneziane, ma residente a Trebaseleghe (Padova), dipendente della Ravanelli di Venzona (Udine), società che opera nel settore delle costruzioni. È stato sequestrato, nel marzo scorso in Libia, nella Cirenaica. Il suo rapimento ha destato fin dall’inizio particolare apprensione perché soffre di diabete e necessita dell’insulina.

 

© 2014  Romina Gobbo

pubblicato su famigliacristiana.it – 23 giugno 2014

 

http://www.famigliacristiana.it/articolo/gli-altri-rapiti.aspx

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