Mettendo in valigia la speranza

Che cosa mettere in valigia? Ogni estate il problema si ripresenta. Quest’anno, poi, che le persone sono a casa più per mancanza di lavoro, che di ferie, cosa mettere in valigia sembra proprio una questione irrilevante. Allora meglio metterci un po’ di sale in zucca, per poterlo spargere qua e là, visto che il mondo ne sembra privo. Vorrebbe dire meno leggi arzigogole e più logica, meno burocrazia e più apertura mentale. Basterebbe poco, ma i meccanismi pedanti sono il prezzo da pagare per una società sempre più complessa.

L’ombrello? Quello ci sta proprio bene. Perché la crisi, da temporale passeggero, è divenuta un diluvio, quasi quanto quello che martella incessantemente quest’estate 2014. Gonnelle, canotte e jeans. Sennò che vacanza è? Portiamo pure gli occhiali, purché non siano uno schermo dietro al quale ripararci, ma servano invece a “guardare meglio” (con più fiducia), al futuro.

In una valigia che si rispetti, specie quando si parte per l’estero, non può mancare un kit di automedicazione; assieme ad antibiotici e cortisone, poniamo una medicina per l’anima, troppo spesso appesantita dai pensieri negativi. Ben venga, allora, un libro, sempre ottimo per riconciliarci con la vita. E cerchiamo di essere indulgenti con noi stessi. Perché la vacanza quello dev’essere… vacanza (lat: da vacans, participio presente di vacare, essere vuoto, libero). Ricaricare le pile è bisogno di tutti. Riposare la mente per poi ripartire. Ma riposare non significa dimenticare. Per alcuni, questo è tempo di stacco; per altri, purtroppo, è tempo di dolore.

Parliamo molto di guerra in questo numero. Ma parliamo anche di preghiera, perché non vogliamo lasciarci sopraffare dalla tristezza. Dalla preghiera viene la speranza. E noi vogliamo vedere spiragli di luce. L’augurio ai nostri lettori è che questo periodo estivo, in cui i ritmi rallentano, possa essere occasione per riscoprire l’altro, il marito, la moglie, il figlio, l’amico, il vicino di casa. Una chiacchierata, una scampagnata o una scarpinata… cose semplici. L’essenzialità di un picnic fuori porta. La bellezza della natura. L’ascolto. Di chi sta soffrendo. Di chi è costretto in un letto di ospedale. Dell’anziano che vive al piano terra. Di quel profugo, per il quale è di nuovo emergenza nazionale.

Insomma, metto in valigia tante emozioni e un tocco di sensibilità, lascio a casa il rancore e l’indifferenza. Pesano troppo. E sono vischiose. Non oltrepasserebbero il metal detector.

© 2014 Romina Gobbo

pubblicato su La Voce dei Berici – domenica 10 agosto 2014

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