Guerra sì, ma non troppo

Guerra sì, ma non troppo. Perché, se da un lato è necessario contenere le spese e proseguire con la politica di disimpegno in Medio Oriente (iniziata con il ritiro delle truppe dall’Iraq), dall’altro, non si può non reagire alla decapitazione dei giornalisti americani in Iraq. Il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, nel discorso alla nazione del 10 settembre (poche ore prima del 13° anniversario delle “torri gemelle”), ha dato l’impressione di oscillare tra queste due posizioni. Resta necessario “distruggere i terroristi ovunque si trovino”, ma senza “coinvolgere truppe americane sul suolo straniero” (anche se secondo il Washington Post truppe di terra sono già in Iraq, ndr). Comunque, ufficialmente, niente forze di terra speciali, niente missioni mirate, niente cacciabombardieri, niente droni. Bensì una campagna aerea prolungata, che apra la strada alle forze armate irachene, addestramento e consegna di armi ai peshmerga (combattenti) curdi, appoggio logistico al governo di Baghdad e, a completamento della strategia, la distruzione dei canali che fanno arrivare soldi e armi ai jihadisti. Un intervento che vede gli Usa a capo di un’ampia coalizione, una “strana alleanza” fra Occidente e nazioni islamiche, ufficializzata a Parigi il 15 settembre.

Qualcuno sostiene che la politica estera obamiana stia cambiando radicalmente.

«In realtà, c’è qualche aggiustamento, ma non è un cambiamento radicale – spiega Dario Fabbri, giornalista esperto di politica estera americana e questioni mediorientali -. L’approccio ormai è chiaro: il Medio Oriente non è più considerato importante come invece lo era una decina di anni fa. Perciò, via dall’Iraq e, a fine anno, via anche dall’Afghanistan, sebbene non del tutto. La superpotenza oggi è intenzionata a concentrarsi su altri rivali: la Cina e l’Asia, dalla parte del Pacifico. Poi c’è stata l’apertura all’Iran, perché l’obiettivo è lasciare la regione divisa fra più potenze – Israele, Arabia Saudita, Turchia e, appunto, Iran -, in modo che non ce ne sia una egemone. Tuttavia, a causa della questione siro-irachena, Obama si trova tirato per la giacca. La decapitazione dei due giornalisti per mano dell’Isis non può essere ignorata. Dall’altra parte, c’è l’Arabia Saudita, che ha responsabilità nella nascita dello stato islamico, ma che adesso vorrebbe che gli Stati Uniti intervenissero con le armi. In origine, lo stato islamico era stato creato anche in funzione antiiraniana, ma oggi la situazione si sta rivelando un boomerang».

Quali sono i timori dell’Arabia Saudita?

«Ovviamente, c’è un pericolo per la sicurezza nazionale. La forza militare dell’Isis conta tra le 20 e le 25mila unità. E i sauditi hanno schierato al confine 30mila soldati per prevenire un ritorno dei jihadisti (molti di coloro che sono andati ad ingrossare le fila dell’Isis in Siria e Iraq provengono dall’Arabia Saudita, è presumibile, quindi, che vi vogliano tornare, ndr). Ma la vera minaccia è soprattutto ideologica. L’Arabia Saudita è la custode di Mecca e Medina, i due luoghi santi per eccellenza dell’islam. Pertanto, il califfato è inaccettabile per la casa saudita, perché mina le fondamenta ideologiche dello stesso regno saudita».

Cosa pensa del discorso di Obama?

«Si è trattato di un discorso retorico, rivolto principalmente all’opinione pubblica interna. L’obiettivo è sconfiggere lo stato islamico, ma giungere ad un compromesso tra i ribelli e il presidente siriano, Assad. Infatti, Obama ha detto che non si può collaborare con Assad per via delle atrocità commesse da que- st’ultimo, ma non ne ha chiesto le dimissioni. La sua caduta, infatti, lascerebbe un vuoto, che finirebbe con l’essere colmato da gruppi peggiori. Inoltre, Obama non ha interesse ad indebolire il presidente iraniano Rohani, visto che, per vie traverse, sta trattando con l’Iran, e la caduta di Assad non farebbe che inasprire la trattativa. Nessuno ama Assad, ma nella Siria di prima le minoranze avevano una qualche forma di protezione, adesso sono alla mercé di pazzi scatenati. Diciamo che è la differenza tra il male e il malissimo».

Fatto sta che un nobel per la pace ha dichiarato una guerra.

«Conferire il nobel per la pace a Obama dopo pochissimi mesi che stava alla Casa Bianca, è già di per sé, assurdo. Dare un premio preventivo è sempre rischioso, tanto più lo è se dato a un presidente che non fa gli interessi della pace nel mondo, quanto quelli della nazione che rappresenta. Diciamo che gli organizzatori del premio speravano che lui fosse meno americano dei predecessori. Durante il galà di beneficenza, lui molto candidamente, ha detto: “Se l’ho vinto io, lo può vincere chiunque”. Purtroppo, questo non fa il bene di un premio, che in altri momenti è stato assegnato a Nelson Mandela, piuttosto che ad associazioni umanitarie come Medici senza frontiere. Mischiare le ragioni politiche non fa altro che screditare il nobel».

Che cosa ne pensa Israele del nuovo corso della politica americana in Medio Oriente?

«Naturalmente, il governo israeliano non ha per niente apprezzato la svolta obamiana. E non è un mistero che Obama e Netanyahu abbiano un pessimo rapporto. Il cambiamento renderebbe Israele non più la potenza egemone, bensì alla pari con la Turchia e l’Iran riabilitato. E quindi sente l’avvicinamento all’Iran dell’America quasi come una forma di tradimento. Perché per Israele il vero nemico continua ad essere l’Iran. Mentre, forte del suo potentissimo esercito, non considera lo stato islamico una vera minaccia. Tant’è vero che prima di inserire il califfato tra le organizzazioni terroristiche, Netanyahu ha aspettato di vedere che cosa intendevano fare gli Usa».

© 2014 Romina Gobbo

pubblicato su La Voce dei Berici – domenica 21 settembre 2014

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: