«Pillola del giorno dopo, ho diritto di obiettare»

«Sono fuori moda? Può darsi, ma ho scelto di fare il medico per difendere la vita. La mia non è una posizione religiosa, è prima di tutto una questione morale». La dottoressa Rita Polo, 51 anni, specializzazione in chirurgia generale, alle spalle due anni di esperienza africana, è nell’occhio del ciclone da quando, sabato 11 ottobre, si è rifiutata di prescrivere la pillola del giorno dopo (Norlevo) a due fidanzati che si sono presentati al pronto soccorso dell’ospedale di Noventa Vicentina (Ulss 6 Vicenza), dove lei opera, temendo una gravidanza indesiderata. «Non eravamo di fronte a un’emergenza di salute – spiega -. La donna che rimane incinta non è malata e, nella maggior parte dei casi, non corre il rischio di morire. Sicuramente una gravidanza in certi momenti della vita può essere molto scomoda. Ma tra le mie priorità la difesa delle vita viene prima di altre esigenze della persona adulta. L’impressione che ho è che a volte i giovani, ma anche la gente in generale, siano molto stimolati a difendere i propri diritti in maniera acritica, senza interrogarsi e senza pensare anche ai propri doveri».

Ma la pillola del giorno dopo è o non è abortiva? Tre esperti ieri su Avvenire hanno dimostrato che impedisce l’annidamento dell’embrione e dunque interrompe una gravidanza appena iniziata…

«Potrebbe non essere abortiva, ma solo se l’ovulazione c’è stata o no? Io penso che anche in quel mucchietto di poche cellule costituite dall’embrione prima che si annidi nell’utero c’è l’intero individuo finale, in fase precoce, ma con tutte le sue caratteristiche».

Però la legge italiana prevede la possibilità di abortire, a certe condizioni…

«Certo, la legge dà la possibilità alle donne di “liberarsi” del prodotto del concepimento entro certi limiti, ma non obbliga i medici a farlo. Il Norlevo è classificato non come abortivo, ma come contraccettivo di emergenza. Ma se uno pensa al meccanismo di azione del farmaco, l’obiezione di coscienza dev’essere contemplata. A me la vita sembra un miracolo, che vale la pena di difendere sempre. Le donne che vogliono abortire non cerchino il mio aiuto, si possono rivolgere altrove».

Che idea si è fatta del caso dell’infermiera di Voghera che al pronto soccorso ha dissuaso due coppie dal farsi prescrivere dal medico la pillola del giorno dopo, per questo è stata e ha dovuto dimettersi?

«Sinceramente credo che si sia assunta compiti che non le spettavano, un comportamento professionale che va distinto dalla sua posizione morale».

E lei è tranquilla per la sua scelta?

«Ho ricevuto grande solidarietà da parte dei colleghi. Anche chi si è detto in disaccordo con me, mi ha però detto di rispettare la mia coerenza. Io cerco di essere fedele a quello che penso, ma non in maniera inflessibile e acritica: mi pongo sempre in discussione prima di prendere una posizione».

La disponibilità della pillola del giorno dopo induce a non curarsi del rischio?

«A mio avviso questo farmaco favorisce la sessualità e ne banalizza il significato. Per me l’atto sessuale dev’essere il valore aggiunto legato inscindibilmente a un sentimento, non una modalità per passare il tempo.  Una nuova vita è qualcosa di strepitoso. Sarei stata un po’ dispiaciuta se i miei genitori avessero deciso di eliminarmi… Di fronte alla possibilità di una gravidanza non voluta direi una preghiera sperando che non ci sia, ma se il figlio c’è, allora bisogna cominciare a pensare che potrebbe recarci grande felicità. E se proprio non si riesce ad accettarlo, è meglio farlo nascere e poi lasciarlo in adozione. E’ possibile farlo, la legge lo consente. Sappiamo che accanto a chi chiede l’aborto, ci sono tantissime coppie che non riescono ad avere figli».

I suoi colleghi le hanno dimostrato solidarietà, ma nel frattempo la Regione Veneto ha reso noto che aprirà un’inchiesta.

«Sapevo che con il mio atteggiamento non sarei stata molto popolare, ma pazienza: devo rispondere alla mia coscienza prima che alle aspettative altrui. E sono pronta a battermi per ciò in cui credo, accettandone le conseguenze».

 

IL PRIMARIO: HA SEGUITO LA COSCIENZA, ORA SI RIFLETTA SULLE QUESTIONI ETICHE

Lui 23 anni, lei 21: sabato scorsi si sono rivolti al pronto soccorso dell’ospedale di Noventa Vicentina. Al medico in servizio, Rita Polo, hanno chiesto di prescrivere la pillola del giorno dopo, dicendo di aver avuto un rapporto non protetto e temendo una gravidanza. Ma la dottoressa ha negato loro la prescrizione del farmaco, qualificandosi come obiettore di coscienza. I due si sono quindi rivolti alla guardia medica, ottenendo l’impegnativa.Ma la vicenda ha fatto scalpore anche per il recente caso di Voghera, dove un’infermiera aveva scoraggiato due coppie, vedendosi poi indagata. «Qui a Vicenza il problema non si sarebbe posto – spiega Vincenzo Riboni, primario del pronto soccorso del capoluogo -, perché esiste il pronto soccorso ginecologico: lì i ragazzi sarebbero stati presi in carico. Per me la dottoressa Polo non ha fatto nulla di illecito, ha solo seguito i suoi principi. L’importante è che da qui scaturisca una riflessione più ampia sulle questioni etiche con cui i medici tutti i giorni fanno i conti».

 

2014     Romina Gobbo

 

pubblicato su Avvenire – giovedì 16 ottobre 2014

 

 

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