«La Chiesa o è missionaria, o non è» – Parola di papa Francesco

Davanti a un fatto tragico, le strade sono due: o rimanere fermi nel dolore o andare oltre, e far sì che quel dolore si trasformi in qualcosa di costruttivo. «Il rapimento dei nostri fidei donum don Giampaolo Marta e don Gianantonio Allegri in Cameroun è stato l’occasione per fare di quel momento tragico un’occasione di bene, e quindi rilanciare, sia l’investimento nelle missioni in altri continenti, sia la missione all’interno della nostra Chiesa diocesana». Così don Agostino Zenere, direttore Ufficio coordinamento per la pastorale. E parte proprio da questo la riflessione sul senso della missione, che ha già visto impegnato il Consiglio presbiterale, ma che troverà ampia discussione, in occasione dell’assemblea del clero, che si terrà il 23 ottobre, a partire dalle 9.15 nel centro diocesano “A. Onisto”, coordinata dal moderatore del Consiglio presbiterale, don Ferdinando Pistore.

Una quarantina sono i preti del Consiglio presbiterale, mentre se ne attendono circa 200 per l’assemblea («su 475 preti in totale, sarebbe un buon risultato», dice don Agostino). Perché è importante che il presbiterio sia coeso su quello che non è solo un tema all’ordine del giorno, dato che la dimensione missionaria è nella natura stessa della Chiesa, la quale, afferma don Zenere: «O è missionaria, o non è, come ci ricorda papa Francesco».

Allora, che cosa cambia rispetto al passato? «L’atteggiamento – spiega don Enrico Massignani, segretario del Consiglio presbiterale diocesano -. Finora siamo andati ad aiutare le nostre Chiese sorelle, adesso ci rendiamo maggiormente conto di quanto possiamo ricevere dalle stesse. Quest’ultimo aspetto è rimasto finora un po’ in secondo piano, oppure veniva valorizzato a livello individuale, perché quando un sacerdote tornava dalla missione, si rendeva disponibile per incontri vari, adesso vogliamo fare un passo ulteriore. Riteniamo che l’uscire come Chiesa verso le altre abbia per noi ancora un senso? E, se sì, cosa può dare alla nostra Chiesa diocesana l’esperienza dei fidei donum? Ancora, se può dare qualcosa, quali cambiamenti ci chiede qui oggi? Bisogna, dunque, partire dal metterci in ascolto. A questo proposito, il primo passo è stato accogliere fra di noi i vescovi del Cameroun, mons. Philippe Stevens e padre Bruno Ateba Edo, rispettivamente vescovo emerito e in carica, della diocesi di Maroua-Mokolo. Le loro parole di grande riconoscenza per l’opera prestata dai nostri preti, ci fanno da sprone».

«Credo che questo nuovo atteggiamento cambi un po’ la prospettiva dell’essere prete fidei donum, ti fa rimanere sempre discepolo, sempre piccolo, bisognoso…, pur diventando apostolo e missionario. Ti permette di stupirti di tutto, di lavorare con alacrità, ma, allo stesso tempo, di non scordarti di essere “segno” di Qualcuno. Ed è questo Qualcuno che “opera”, non tu», chiarisce don Luigi Fontana, 52 anni, prete da 27, in Brasile dal 2010.

Ma la Chiesa non è missionaria solo ad gentes, il suo impegno è anche qui e ora. «La presenza missionaria sul territorio è fondamentale – continua don Massignani -. Il territorio è cambiato e chiede una risposta diversa. Come possiamo metterci in dialogo con le nostre comunità? Partendo dall’apertura verso di loro. La dinamica missionaria è nel dna della Chiesa, sia che tu vada in missione, sia che tu la viva qui».

«Sono pure convinto – riprende don Fontana – che per tutti, preti, laici, religiosi, sia urgente accogliere l’invito ad uscire nelle periferie. Ogni periferia. Allora si può attraversare l’oceano e non entrare mai nelle periferie dei poveri. E si può rimanere una vita nella “propria città”, incarnandosi profondamente nel cuore del proprio popolo, delle persone, dei poveri con cui vivi. Si tratta di scegliere se “sfiorarsi” o evitarsi… oppure “toccarsi”, creare legami, contagiarsi». «Nell’assemblea del 23 discuteremo di tutto questo – conclude don Massignani -. Non cerchiamo soluzioni immediate, si tratta di avere dei criteri condivisi che aiutino il nostro cammino. Le scelte concrete seguiranno».

Grazie anche al fatto che il testo scaturito dalla riflessione verrà inviato a tutti i vicariati, e le congreghe potranno continuare a ragionarci, in un sistema di riflessione sempre più diffusa. “Perché – scrive il vescovo, monsignor Beniamino Pizziol, nella lettera di invito ai presbiteri – l’impegno missionario non è una responsabilità solo del Vescovo, ma dell’intera comunità diocesana”. Ed in fondo è un altro modo per volgere lo sguardo e l’orecchio alle periferie.

© 2014 Romina Gobbo

pubblicato su La Voce dei Berici – domenica 19 ottobre 2014

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