La fede semplice della beata Eurosia

Per il vescovo di Vicenza, monsignor Beniamino Pizziol, la beata Eurosia Fabris è “modello e aiuto alle famiglie nella vita quotidiana e nella maternità”. Con questa motivazione, ha firmato il decreto che eleva la chiesa parrocchiale di Marola, che custodisce le spoglie mortali di Mamma Rosa (come è più conosciuta) a santuario.

Pizziol ha, poi, messo l’accento sulla contemporaneità con il Sinodo straordinario dei Vescovi sulle sfide pastorali della famiglia, di cui la Beata vicentina, con i suoi 13 figli, tra propri, adozioni ed affidi, è una rappresentante di eccellenza. «Si tratta di una laica che ha condotto una vita semplice, dedita alla famiglia e alla preghiera», dice il parroco di Marola, don Dario Guarato. Il decreto è stato firmato l’8 settembre, Solennità della Natività della Beata Vergine Maria. «Una scelta – aggiunge – che intende onorare la devozione della beata Eurosia alla Madonna di Monte Berico, patrona della nostra diocesi. Lì mamma Rosa si recava spesso a pregare e lì ha ricevuto l’annuncio che avrebbe avuto sette figli». Domenica 28 settembre, il giorno dopo il compleanno della Beata, nata il 27 settembre 1866, in tutte le messe dell’Unità pastorale è stato diffuso il decreto. L’elevazione a santuario è avvenuta a seguito della richiesta di don Dario e del Consiglio pastorale, che hanno sottolineato come la devozione alla Beata (proclamata tale il 6 novembre 2005; memoria liturgica il 9 gennaio) sia molto cresciuta. «Il santuario – che di solito vede la presenza di sepolture di figure importanti o di reliquie – è una realtà che si sviluppa spontaneamente, dalla pietà popolare. Quindi, l’Autorità religiosa ne prende atto e ufficializza che quello è luogo di venerazione», chiarisce lo storico del cristianesimo, Giorgio Otranto. Almeno 8mila fedeli solo nell’ultimo anno si sono recati in pellegrinaggio a Marola per chiedere intercessione. «Una goccia continua, senza clamore, ma inarrestabile», conclude il parroco. Un affetto che ha superato i confini italiani, arrivando negli Stati Uniti e, più recentemente, anche in Pakistan.

 

2014     Romina Gobbo

 

pubblicato su Avvenire – giovedì 23 ottobre 2014

 

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