Sierra Leone, un’ecatombe!

«L’incidenza dell’ebola – cioè il numero di nuovi casi alla settimana – in Sierra Leone, sta aumentando. Solo ieri se ne sono registrati 94». È tornato in Italia ormai da due mesi, don Dante Carraro, direttore del Cuamm – Medici con l’Africa, ma nella sua voce ancora si avverte la commozione. La sua visita a Pujehum, distretto gestito dalla Ong padovana (un ospedale e 75 centri sanitari), che conta 350mila persone, gli ha lasciato l’amaro in bocca. «Per fortuna, i nostri volontari stanno bene (sono 5: un chirurgo, un pediatra, un’ostetrica, un’esperta di sanità pubblica, un logista, più un amministrativo), il resto è preoccupazione grave. I rischi sono all’ordine del giorno e, nonostante le protezioni, la paura è tanta. L’ho toccata con mano, l’ho sentita su di me».

Non è solo una questione di mortalità immediata che, pur avendo questa epidemia una letalità inferiore di altre (40-45% rispetto al 90%), rimane alta. In Sierra Leone, dallo scoppio dell’epidemia, l’aprile 2014, ci sono stati 4.000 casi, e metà di queste persone sono morte. Ci sono anche conseguenze ulteriori. «Una è che la gente è terrorizzata, stiamo regredendo anche rispetto ad alcune convinzioni che eravamo riusciti ad instillare. Siamo in Sierra Leone da tre anni. Le donne avevano cominciato a venire a partorire in ospedale, adesso non più, non si fidano, non portano i bambini. Hanno ripreso a morire a casa loro per complicazioni di gravidanza, o malattie curabili. Il clima generale del Paese è di angoscia, lo respiri. Quand’ero lì, un pomeriggio ho accompagnato alla tumulazione tre sacchi che contenevano altrettanti corpi di tecnici di laboratorio. E’ lì che provi anche su di te l’angoscia della popolazione. Questa gente non si saluta più, non si dà più la mano, i bambini non giocano più a pallone, i parroci non danno la comunione. E poi il problema economico. La gente riduce gli spostamenti, le merci non arrivano, e i prezzi salgono».

Una situazione drammatica, eppure voi rimanete.

«Data proprio la gravità della situazione, abbiamo coinvolto i nostri volontari con più esperienza. Ma soprattutto ci vuole tanto cuore. Una delle grandi motivazioni che abbiamo, è che la gente riconosce il nostro lavoro, ci riconosce che continuiamo a stare con loro e anche ad aver paura con loro. La gente ci dice “grazie”, e per noi è un elemento di forte motivazione. E abbiamo anche l’appoggio delle autorità, con le quali collaboriamo. Voglio, però, sottolineare che ancora una volta il Cuamm lavora, non per loro, ma con loro. Perché i loro infermieri sono degli esempi luminosi. All’ospedale di Kenema, un distretto vicino al nostro, nella bacheca esterna, che di solito contiene gli avvisi, adesso ci sono le foto di 29 operatori sanitari morti per essere stati contagiati mentre svolgevano il loro dovere. È davvero commovente. Perché quando sei lì, è facile che ti venga voglia di scappare».

Chi vi aiuta?

«È triste dirlo, ma la comunità internazionale finora non ci ha dato nulla. Chi ci ha aiutato sono i privati, le persone che da sempre amano il Cuamm e lo sostengono. Adesso, abbiamo coinvolto la Conferenza Episcopale Italiana, che ci ha assicurato il sostegno e anche la Cooperazione italiana. Abbiamo bisogno di materiale per la protezione del personale (occhiali, camici, guanti, stivali, mascherine, cappelli, clorina) perché, dopo usato, viene bruciato, di qualche auto per il trasporto dei malati, e del materiale per costruire un’altra unità di isolamento, perché il distretto di Kenema, che è praticamente il cuore dell’epidemia, non ce la fa più, ci ha chiesto aiuto. Noi, in confronto a loro, siamo stati fortunati, abbiamo avuto solo 50 casi, loro ne hanno avuti almeno 1.000. Siamo stati un po’ bravi e un po’ fortunati, perché siamo protetti dal fiume che ha impedito a malati, scappati da altre zone, di riversarsi da noi. Certo, la sfida è continua, anche perché siamo al confine con la Liberia, e anche da lì molti stanno scappando».

 

© 2014     Romina Gobbo

pubblicato su La Voce dei Berici – 2 novembre 2014

 

 

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: