Il cuore cristiano rischia di spegnersi

«Dallo scorso giugno a Mosul e Ninive non c’è più nessuna preghiera cristiana. E si tratta di luoghi cristiani da duemila anni, grazie alla presenza di san Tommaso apostolo». È triste mons. Shleimun Warduni, vicario patriarcale caldeo a Baghdad, mentre racconta al telefono la situazione dei cristiani iracheni, cacciati dalle loro case dai miliziani dell’Isis (Stato islamico dell’Iraq e della Siria) e rifugiatosi nel campo profughi di Erbil, in territorio curdo.

«Con quale pena sopportiamo questa situazione! Ci hanno fatto questo solo perché siamo cristiani. E noi siamo molto fieri dei nostri fedeli, che hanno scelto Cristo, nonostante tutto. Questa gente arrivata in Iraq non ama Dio e odia l’uomo. È come se si fossero aperte le porte dell’inferno e i diavoli fossero usciti. Nella storia dell’uomo non si è mai vista una cosa simile. Hanno distrutto chiese e manoscritti, hanno preso le ragazze per venderle al mercato come merce, alcune si sono suicidate o ci supplicavano di essere bombardate nei raid aerei americani. Vogliono sradicare la popolazione cristiana dalle sue origini, hanno distrutto anche la moschea di Giona, perché credevano fosse costruita su una chiesa e dunque conservasse all’interno tanti tesori. Ma se la prendono, non solo con i cristiani, bensì con tutte le minoranze: sciiti, curdi, e i sunniti (come loro) che non riconoscono il califfato».

La Chiesa che cosa fa?

«Abbiamo cercato di fare il possibile, insieme alle associazioni, almeno per dare un tetto a questi profughi. Quando sono arrivati, dormivano sotto le stelle, d’altra parte parliamo di più di 12mila emigrati provenienti dalla piana di Ninive (in una sola notte, sono scappati in più di 120mila). Prima c’era il problema del caldo, 48-50 gradi, adesso avanza l’inverno. Chiediamo un aiuto immediato al mondo per rendere dignitosa la vita di queste persone. E chiediamo l’attenzione della comunità internazionale, perché la nostra gente vuole tornare alle proprie case».

Chi è questo Isis?

«È gente cattiva. L’Islam non è questo. Il Corano dice che se uccidi un uomo, è come se uccidessi tutto il mondo. E parla di un Dio misericordioso. Ma qui dov’è la misericordia? Chi li ha mandati? Da dove arrivano? Cosa vogliono? Che tutto il mondo diventi musulmano? Che sciocchezza, che malvagità! I musulmani moderati non li riconoscono, ne prendono le distanze, ma questo non basta. Vanno denunciate le nazioni che li sostengono».

Perché tanti giovani partono dall’Europa per andare a combattere in Siria, o per unirsi all’Isis?

«I giovani sono attirati per la mancanza di religiosità nel mondo occidentale. E l’uomo non può stare senza Dio».

Si stava meglio con Saddam?

«Non si può paragonare. Quello era uno stato, questo è un altro stato. Tutto questo è il risultato di quella dittatura, ma almeno allora si viveva in pace, senza paura di autobombe e kamikaze. Adesso, tutti scappano. Noi cerchiamo di convincere i nostri cristiani a non emigrare, ma loro ci dicono: “Garantisci la nostra vita”, ma noi non siamo in grado di farlo».

© 2014 Romina Gobbo

pubblicato su La Voce dei Berici – domenica 7 dicembre 2014

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