Dossier Festival Biblico 2015 – Un anno dopo, liberi da Boko Haram

Un anno fa, il primo giugno, le campane suonarono a festa. Il pubblico del Festival Biblico esplose dalla gioia all’arrivo della notizia della liberazione di don Gianantonio Allegri e don Giampaolo Marta, fidei donum della Diocesi di Vicenza, e della canadese suor Gilberte Bussière. Per i tre religiosi, rapiti nella notte fra il 4 e il 5 aprile, nel nord del Camerun, da un sedicente gruppo islamico, che si riferiva a Boko Haram, l’incubo era finito.

L’annuncio fu dato da un commosso vescovo Beniamino Pizziol, che la sera precedente, 31 maggio, a conclusione del mese mariano, aveva guidato la processione a Monte Berico dedicando il tradizionale appuntamento ad una preghiera ancora più intensa per i tre rapiti. Da allora, don Giampaolo e don Gianantonio, hanno portato la loro testimonianza ovunque nelle parrocchie. E oggi non sono voluti mancare all’anniversario, partecipando all’incontro “Noi, missionari nella terra di Boko Haram”, con fratel Fabio Mussi del Pime, moderato dalla giornalista Anna Pozzi.

Da sinistra: don Leopoldo Rossi, don Maurizio Bolzon, don Gianantonio Allegri, don Giampaolo Marta e don Arrigo Grendele, direttore dell'Ufficio missionario della diocesi di Vicenza (ph R. Gobbo)

Da sinistra: don Leopoldo Rossi, don Maurizio Bolzon, don Gianantonio Allegri, don Giampaolo Marta e don Arrigo Grendele, direttore dell’Ufficio missionario della diocesi di Vicenza (ph R. Gobbo)

Come ci si sente ad un anno di distanza?

«Quest’anno siamo qui a ricordare, a fare ancora memoria, non solo per noi, che abbiamo vissuto questa vicenda, ma per tenere alta la speranza per il futuro, non solo del nord del Camerun, ma di tutti i Paesi del sud Sahel – ha detto don Gianantonio -. La speranza è che la guerra termini, che in quelle popolazioni resti la possibilità di vita e perché ci sia davvero la riconciliazione tra le varie realtà etniche e religiose. Quello che ci è capitato – l’abbiamo sempre detto – non ci appartiene; appartiene alle persone che ci sono state vicine, appartiene alle popolazioni africane. L’augurio che noi facciamo al Camerun, alla Nigeria, al Ciad… è che la nostra sofferenza e la sofferenza di tutti quanti in quei luoghi hanno subito e subiscono violenza, possa servire al riscatto di quelle popolazioni».

«Stiamo bene e abbiamo vissuto abbastanza serenamente quell’esperienza grazie al fatto di essere stati in tre, di esserci sostenuti a vicenda, di esserci aiutati, di avere pregato assieme, questo ci ha reso più forti nell’affrontare quei momenti – ha aggiunto don Giampaolo -. A distanza di un anno, sento di dover ringraziare ancora il Signore, proprio perché è stata un’esperienza che ci ha segnato, ma che ci ha anche arricchito, ci ha lasciato dei piccoli tesori – la fraternità, la Parola di Dio, l’andare all’essenziale -, sui quali sappiamo di poter contare per vivere bene il nostro servizio qui».

© 2015    Testo e foto di Romina Gobbo

pubblicato su famigliacristiana.it – 3 giugno 2015

http://www.famigliacristiana.it/articolo/un-anno-dopo-liberi-da-boko-haram.aspx

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