Vicenza. Diventare catechisti dei propri nipoti

«Adesso per chi state pregando?». «Quando arrivano i nostri cinque nipotini, che hanno dai cinque anni e mezzo ai dieci mesi, e vedono che stiamo sgranando il Rosario, quella è la domanda di rito, perché abbiamo spiegato loro che le prime tre decine sono per le loro famiglie (abbiamo tre figli), la quarta per i sacerdoti e la quinta per gli ammalati». Anna e Paolo, 66 e 68 anni, sono una coppia di nonni, entusiasti frequentanti del “Corso di catechesi per nonne e nonni maestri di vita e di fede”, nato otto anni fa in diocesi di Vicenza (primo esperimento nelle diocesi italiane), ideato e organizzato dall’Ufficio per l’evangelizzazione e la catechesi. «I figli lavorano – spiega la coordinatrice suor Maria Zaffonato – e i nonni sentono forte la responsabilità di educare alla fede i nipoti. È un’esperienza indovinata, rispondente al bisogno reale di conoscere sempre meglio la Parola di Dio, per viverla e narrarla alle nuove generazioni. Noi chiamiamo questi nonni “catechisti occasionali”». «Ho deciso di iniziare perché attratta dal titolo – riprende Anna -, adesso posso dire che questi incontri hanno aiutato me e mio marito a rinverdire la nostra fede, la nostra speranza, e a vivere con positività».

Il corso si articola in 25 ore, suddivise in cinque moduli da cinque incontri ciascuno, da autunno a dopo Pasqua. Per ogni modulo, le prime quattro lezioni sono frontali, la quinta è la visita ad un museo o a una chiesa. Un impegno fisso di un’ora e mezza alla settimana. A insegnare sono professori del Seminario, biblisti, catechisti, docenti in pensione. «Ma ci sono anche psicologi e pedagogisti che aiutano questi nonni ad acquisire un linguaggio adatto per incontrare simpaticamente i nipoti, per rispondere ai loro interrogativi», aggiunge suor Maria. La media è di una quarantina di frequentanti l’anno (quest’anno 51), le signore sono in numero maggiore. L’età varia dai 50 ai 70 anni circa; la provenienza è anche da fuori diocesi. La tipologia dello “studente” è varia: insegnanti, catechisti, giornalisti, ma anche persone semplicemente innamorate di Gesù, che vogliono incontrare tramite il Vangelo; alcuni vengono da soli, altri in coppia. Ogni anno arrivano persone nuove, ma c’è anche chi resta, perché dice che questa iniziativa è «ossigeno per i polmoni». «Abbiamo proposto l’Antico e il Nuovo Testamento, gli Atti degli Apostoli, le Beatitudini, abbiamo rivisitato il Credo, spiegato qualche documento del Magistero, poi l’Evangelii gaudium, e, alla ripresa, a settembre, si parlerà dell’enciclica Laudato si’ e si tratterranno le parabole della misericordia, tutto quanto sta a cuore a papa Francesco», conclude la coordinatrice. E i nipoti come si comportano? «Loro ci guardano e imparano da ciò che vedono – spiega Anna -; noi non imponiamo niente. Più delle parole è importante l’esempio. I miei genitori mi dicevano: “Tu seguici con la mente, noi preghiamo”. Così facciamo anche noi».

 

© 2015   Romina Gobbo

pubblicato su Avvenire (Catholica) – 28 luglio 2015 – p. 15

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