Vicenza guarda alla Madre di Misericordia

Mons. Adelio Pasqualotto. In copertina. Il vescovo di Vicenza, Beniamino Pizziol, Pasqualotto e il vicario episcopale emerito dei Latini, in Siria, monsignor Armando Bortoloso

Mons. Adelio Pasqualotto. In copertina. Il vescovo di Vicenza, Beniamino Pizziol, Pasqualotto e il vicario episcopale emerito dei Latini, in Siria, monsignor Armando Bortoloso

«Quando c’è bisogno di uno sguardo, la Madonna ci è vicina; quando c’è bisogno di un abbraccio, possiamo contare sulla sua presenza; quando c’è bisogno di un esempio, lei si offre come modello». L’omelia del vicentino mons. Adelio Pasqualotto, vicario apostolico di Napo (Ecuador), che ieri, 8 settembre, Natività di Maria Santissima, e festa della diocesi di Vicenza, ha celebrato la messa delle 11 – alla presenza del vescovo Beniamino Pizziol -, al Santuario di Monte Berico (costruito nel 1580 per voto alla Madonna, mentre la peste falciava la città, e oggi custodito dai Servi di Maria), ha molto colpito. Non solo per le parole, ma anche per il tono enfatico, per la gestualità, e, soprattutto, perché il volto gioioso di questo vescovo, ne rifletteva in toto il motto episcopale: “Dio mi ama, che gioia!”. È la spiritualità di san Leonardo Murialdo, al cui ordine monsignor Pasqualotto appartiene. Più volte, durante la messa, ha esortato i fedeli, molti arrivati fin dalle prime ore del giorno, a pregare la Madonna, a confidare in lei, a raccontarle le proprie storie, anche di dolore, perché lei «Madre di misericordia, può capire». Alla fine della celebrazione – a cui ha partecipato anche monsignor Armando Bortolaso, vicario apostolico emerito di Aleppo -, Pizziol ha ricordato che quella vicentina è una Chiesa prolifera, visto che conta «13 vescovi, di cui 8 religiosi e 5 del clero diocesano, e 3 cardinali: Pietro Parolin, Ricardo Ezzati e Agostino Cacciavillan». Quindi, ha concluso, con evidente riferimento alla vicenda dei profughi: «Onorare la Madonna significa anche dare testimonianza e di solidarietà, caratteristiche che sono nel dna dei vicentini».

L’8 settembre è la festa patronale di Vicenza dal 1978, quando l’allora pontefice Paolo VI proclamò patrona della città, la Madonna di Monte Berico. Da allora, ogni anno, si rinnova la devozione. Le celebrazioni sono iniziate la sera di lunedì 7, in centro storico, con la benedizione, di fronte alla chiesa di San Vincenzo, impartita da padre Giuseppe Zaupa, priore di Monte Berico, ai fedeli e al Gioiello di Vicenza (modellino della città, realizzato come ex voto). Appuntamento, poi, per la processione, alla Cappella del Cristo, a metà dei portici che salgono al Santuario. Sono arrivati oltre 2.000 fedeli che, guidati dal vescovo Pizziol, dal vicario generale mons. Lodovico Furian, e dal sindaco Achille Variati, recitando il rosario, hanno raggiunto il piazzale della Vittoria, davanti alla chiesa. Nell’occasione, gli alpini della protezione civile hanno distribuito la Lettera pastorale del Vescovo alla Diocesi per il 2015-2016, intitolata “Testimoni della misericordia che il Signore ha avuto per noi”, quindi strettamente legata all’anno giubilare indetto da papa Francesco.

 

© 2015   Testo e foto di Romina Gobbo

pubblicato su Avvenire – 9 settembre 2015

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